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La preoccupante condizione italiana

I primi anni del nuovo secolo hanno visto uscire di scena molti importanti architetti italiani, fra i quali alcuni autentici protagonisti: ultimo, in ordine cronologico, Guido Canella. Ma il ruolo giocato dai maestri rispetto alle generazioni più giovani, non diversamente da ciò che si verifica per quelli «classici» del movimento moderno, è cambiato: la maggior parte di essi è stata prematuramente consegnata a una regione di separatezza ideale: si è insomma verificata una vera e propria dismissione, frutto di una cesura generazionale che ha determinato un grave spreco di esperienze. I maestri abitano così oggi una bolla culturale che non consente più il ricorso operativo ai loro linguaggi: Franco Purini ha recentemente osservato che «come Palladio e Michelangelo non possono più offrire soluzioni immediate, ma solo temi e percorsi conoscitivi spesso di difficile lettura se non avvolti da un’aura esoterica che li rende quasi inaccessibili, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, assieme ad Adolf Loos, Mies van der Rohe, ...
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

di Livio Sacchi, da Il Giornale dell'Architettura numero 77, ottobre 2009


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