
Esposta parzialmente nel 1999 in una prima mostra al Cca, la ricerca condotta da Guido Guidi su Carlo Scarpa aveva già dato esito, nel 1991, al libro Carlo Scarpa, Architect. Intervening with History, sempre edito dal Cca. Nell’ultimo decennio il lavoro del fotografo è proseguito in maniera indipendente, realizzando un corpus analitico inedito di oltre 600 scatti sull’opera scarpiana, oggi in parte raccolte, ancora una volta al Cca, in una mostra (cui seguirà l’anno prossimo un catalogo per i tipi di Hatje Cantz).Il ciclo di 54 fotografie a colori sulla tomba Brion a San Vito d’Altivole diventa una narrazione che, in continuità con l’esperienza diretta della frequentazione del maestro e del cantiere, ne prosegue e raffina la conoscenza. Come Scarpa ha sedimentato nel progetto il racconto stratificato delle sue suggestioni visive, Guidi ci mostra l’ineffabile densità semantica della sua architettura. Lo stesso Scarpa aveva definito la tomba monumentale «un lavoro curioso, strano», esito della rara «possibilità di esprimersi liberamente sulle questioni aperte nelle quali il pensiero della razionalità moderna non esiste».
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