
«Il rapporto tra il pubblico e il mobile sta mutando; sta mutando la cultura con cui gli utenti si avvicinano all’acquisto del mobile». Potrebbe spiegarci questa sua affermazione?Occorre introdurre la questione tramite una piccola analisi socioeconomica: nel periodo post-bellico - soprattutto negli anni sessanta - gli aumenti salariali molto al di sopra dell’inflazione hanno messo nelle mani dei consumatori un grande potere d’acquisto; questo ha portato a un’esplosione dei consumi, dettati non più dalla razionalità ma da fattori puramente emotivi. Questa situazione di costante crescita si è mantenuta fino all’inizio degli anni novanta. All’alba di una certa crisi nel settore si è innescata (dopo la Guerra del Golfo, nel 1991-92) un’altra particolare congiuntura economica: con lo svincolamento del valore del denaro dalle riserve auree, abbiamo avuto 15 anni di «finanza facile» che si sono conclusi nel 2007. L’attuale situazione di crisi ha riportato all’ordine del giorno la razionalità: l’acquirente, un tempo, guardava soprattutto all’estetica, più che alla qualità degli oggetti; l’acquisto era puramente emozionale.
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