
Dallas (Texas). Si potrebbe pensare che gli onnipresenti valori americani autoreferenziali, come avere ogni cosa «più grande di tutti», siano ormai stati relegati a un tenace passato «adolescenziale» del paese, vista l’avanzata della globalizzazione; per non citare l’esempio degli straordinari exploit architettonici cinesi. In Texas, però, non è così.La festosa inaugurazione del AT&T Performing Arts Center di Dallas ha confermato questa tradizione. A Dallas i texani si sono addirittura superati: con comprensibile orgoglio, sono riusciti a riunire in un unico punto del cuore cittadino niente meno che quattro vincitori del premio Pritzker. Oltre infatti ai due edifici appena inaugurati firmati Rex/Oma (Joshua Prince-Ramus, il partner della sede Oma di New York che nel 2006 ha rotto brutalmente con Rem Koolhaas rinominando lo studio come Rex e ha portato avanti il progetto di Dallas), e Foster and Partners, il Dallas Art District comprendeva già il Symphony Center di Ieoh Ming Pei del 1989 e il Nasher Sculpture Center di Renzo Piano del 2003.
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