Il Gallaratese, uno degli ultimi grandi quartieri satellite della cintura milanese, appare oggi invecchiato; sono invecchiati i suoi fondamenti ideologici, già incerti al momento della sua realizzazione, i suoi abitanti, il materiale edilizio che lo compone, il modello urbano che lo sottende. Dal punto di vista dell’uso sociale dello spazio, i quartieri conformi a un modello spaziale a corte aperta, quali il Feltre e il Sant’Ambrogio, appaiono forse più convincenti di quelli basati sul modello razionalista delle stecche nel verde, quali il Gallaratese e il Gratosoglio. Le intenzioni di portare nei nuovi quartieri elementi qualitativi della città tradizionale (la «strada vitale» cara a Piero Bottoni) non sembrano state mai veramente efficaci, ignorate dalle spietate logiche dell’insediamento commerciale, alla ricerca della densità del bacino di utenza e della continuità spaziale. La «spina attrezzata» del Gallaratese è stata tardivamente realizzata nella forma di un centro commerciale dalla struttura introversa che ha ulteriormente indebolito i negozi di quartiere.
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