
Linz (Austria). Luci che scivolano silenziose sull’acqua notturna del Danubio e lentamente si perdono nel buio. Con questa suggestiva - ma al tempo stesso inquietante - immagine si è conclusa la visualizzazione «Flut» (diluvio), eseguita per il tradizionale festival della Klangwolke che quest’anno celebrava Linz anche come Capitale europea della cultura. Questo avvenimento corona gli enormi sforzi che la città sta compiendo, sin dagli anni settanta, per trasformarsi da centro metallurgico in città postindustriale avanzata. Linz, con le monumentali acciaierie volute da Hermann Göring negli anni trenta, è sempre stata per gli austriaci sinonimo di inquinamento ambientale e degrado. Una città dura e pragmatica, segnata dall’eredità di un tragico passato (Mauthausen è a due passi) e dalle estese ferite del conflitto mondiale. Da molti anni ormai Linz ha voltato pagina e ha scommesso su una nuova linea di sviluppo che fonde alta tecnologia, arte contemporanea ed ecologia. Il tutto sostanziato dalla sua solida realtà ...
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