Padova. L’ondeggiare dinamico delle pedane espositive definisce le linee di forza che percorrono il salone del Palazzo della Ragione in occasione della mostra dedicata a Zaha Hadid, organizzata contestualmente alla quarta edizione del Premio «Biennale Internazionale di Architettura Barbara Cappochin». Caratterizzato dai concetti di liquidità e di fluidità digitale, l’allestimento di Zaha Hadid Architects, come tutti i lavori dello studio, dalle posate ai piani urbanistici, risponde al parametricismo, uno «stile» che, nelle parole dell’architetto anglo-irachena e del suo socio Patrick Schumacher, è l’unica vera risposta al Movimento moderno, dopo la fase transitoria del post moderno e del decostruttivismo. La mostra si trasforma in una gigantesca installazione: «un campo ondeggiante definito da algoritmi che introducono la complessità e generano una condizione di interno urbano», dove «lo spazio diviene un paesaggio fluido ininterrotto che collega tra loro i vari frammenti e grappoli».Strutturata in sei sezioni, la mostra raggruppa progetti e ricerche sviluppati in trent’anni di attività: aggregazioni, campi, topografia, onde, linee, fino alla ricerca parametrica in senso stretto.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)