Capitano fatti che illuminano tempi difficili e terre, come ama dire il ministro Tremonti, inesplorate. In questo mese due fatti aiutano forse a dissipare alcune nebbie di queste novelle «Terre del Fuoco».A Venezia tre anni fa si era avviato un esperimento di autoriforma, forse il più radicale e importante con cui l’Università aveva cercato di rispondere ai tanti che ormai la sbeffeggiano. Come ogni tentativo serio aveva le sue asprezze. Configurare un’Università che unifica i dipartimenti, che rimette in discussione le regole di accesso alle risorse, che pone la valutazione come regola ineludibile di ogni comportamento accademico non può che avvenire in modo, almeno parzialmente, giacobino. È difficile pensare che gli universitari possano imitare sette religiose che accerchiate si suicidano, come accadde nel 1993 a Waco, in Texas. Ma la riforma tentata aveva, al di là delle forme, pregi sostanziali. È difficile negare che oggi i dipartimenti siano diventati strutture portatrici d’interessi di piccole élite ...
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