Sulle Alpi, più ancora che altrove, costruire è un fatto culturale. In montagna bisogna fare i conti con almeno due nemici del «buon progetto», altrettanto subdoli e pericolosi.Il primo nemico si può riassumere nel sentimento della nostalgia che, a partire dalla scoperta romantica delle Alpi di fine Settecento, ha pervaso fino ai nostri giorni quasi ogni sguardo cittadino sulla montagna, e paradossalmente ha influenzato, e oggi influenza più che mai, anche gli sguardi valligiani, di chi la montagna la abita e la amministra. Nostalgia significa quel continuo ricondurre i modelli culturali (dunque anche architettonici) alla «Montagna», l’intramontabile icona del mondo rustico e rurale ottocentesco che, traslata al costruire, equivale a materiali e forme «tradizionali» perché sublimati dal passato: la pietra, il legno, lo stile del rascard, lo chalet, la «baita alpina». Sono tutte varianti dello stesso intramontabile pregiudizio, che assegna al divenire delle alte quote un diretto e inevitabile discendere dalla ...
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