All’annuncio del provvedimento di rilancio dell’economia, in particolare rispetto agli ampliamenti delle cosiddette villette, si sono confrontate e scontrate diverse reazioni nel mondo politico, culturale e scientifico. La maggior parte delle considerazioni verteva sugli aspetti relativi a congruità ambientale e paesaggistica, prevaricazione o meno della regolamentazione urbanistica, competenze istituzionali, ambito giuridico, equità sociale. Ora il confronto si sta spostando a livello locale e l’interesse sulla misura dell’impatto economico che il Piano può comportare. In altre parole, quanti saranno i proprietari di casa che interverranno sul proprio fabbricato, e quanto investiranno? Emergono alcune perplessità sulla disponibilità di spesa dei proprietari di fabbricati mono-bifamiliari, o comunque di edifici per i quali sono consentiti gli interventi (generalmente quelli inferiori ai 1.000 mc). A supporto di tale valutazione è la condizione di «impoverimento» che caratterizza l’attuale fase di recessione e la propensione a centellinare i propri risparmi tipica dei momenti di crisi.
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