La Commissione cultura della Camera ha decretato l’accorpamento della PARC nella Direzione beni artistici ed architettonici. Che cosa non ha funzionato per consentire un’operazione culturalmente così discutibile?
In tempi di magra bisogna stare all’erta. La riforma del MIBAC (la quarta in 10 anni) comportava la diminuzione del 10% delle direzioni generali. Sotto la ghigliottina di questa decimazione sono caduti i più deboli, tra cui la Direzione generale del contemporaneo. La DARC era stata istituita nel 2001 seguendo l’idea che la grandezza del nostro paese nel campo delle arti del passato dovesse essere coniugata con il sostegno alla creatività di oggi. L’intuizione era ben motivata anche per la sua collocazione all’interno del ministero che si occupa del patrimonio culturale. Si metteva in evidenza, in questo modo, il rifiuto del dualismo antico-moderno e la continuità ideale del percorso delle opere d’arte attraverso i secoli, sia pure nell’estrema diversità delle forme e dei materiali.
Non è stato facile per la DARC convivere tra i beni culturali a causa di diffidenze, incomprensioni e difficoltà ad accettare punti di vista molto diversi rispetto a orientamenti ultrasecolari del ministero.
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