DUBLINO. Chi è stato a Dublino sa che l’aeroporto si trova nelle vicinanze della città e che nel percorso di atterraggio gli aerei compiono una lunga virata per inquadrare la pista. È il settembre del 2007 e dal mio sedile si gode una vista spettacolare: un’incredibile quantità di gru da cantiere sembra sorreggere il cielo e le nuvole sopra la città. La capitale è assetata di architetti. Attraverso il vicino di casa vengo a sapere che un grande studio, Douglas Wallace Architects, sta cercando collaboratori. Mando il mio curriculum e vengo invitato per un colloquio. Per un disguido interno Hugh Wallace in persona mi sottopone al primo colloquio portandomi a pranzo. Racconto dell’Italia, dei progetti che ho alle spalle. Poi parla lui. Dice che in Irlanda c’è spazio per la crescita di persone che sappiano farsi valere. Dice che hanno un progetto molto grosso che sta per partire. Poi mi chiede senza mezzi termini quanto voglio. Glielo dico; la cifra mi sembra pazzesca, ma è frutto di serate di calcolo, ricerche e tormenti di coscienza.
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