
Eindhoven (Olanda). È stato appena lanciato con il promettente nome di «Bim server» un servizio web che permette di archiviare e gestire su internet tutti i dati di progettazione contenuti in un modello 3D «intelligente» di tipo Bim (Building Information Modeling). Un modello, quindi, composto e basato su un database di elementi costruttivi a cui è dedicato un settore software ormai molto diffuso e promosso dalle case produttrici che include programmi come ArchiCAD, Allplan, Revit, Bentley Architecture, solo per citare i maggiori presenti sul mercato.
In parallelo allo sviluppo dei diversi software, l’istituto internazionale Iai (International Alliance for Interoperability) si è occupato di sviluppare un formato d’interscambio per questo tipo di modelli, arrivando a definirlo con il nome di Ifc (Industry Foundation Classes): quasi tutti i maggiori software di progettazione sono in grado di esportare i propri dati in questo formato, con diversi gradi di accuratezza, anche essi certificati dallo Iai. Almeno in linea teorica, quindi, è possibile trasferire dati da parte di utenti di software diversi usando tale formato, e il passato raccoglie tutta una storia legata a problemi simili d’interoperabilità, in cui l’astrattezza di concepire un formato «super-partes» spesso porta all’adozione di «standard de-facto» come il formato Dwg, proprietario di Autodesk, che di fatto viene scambiato anche molto più del parallelo Dxf, concepito allo scopo.
In questo senso una spinta molto forte può venire quando un simile formato è richiesto per motivi che non vengono esclusivamente dal mondo software ma da istituzioni o committenti, ad esempio, mediante standard normativi.
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