
Densità e intensità urbana, contro lo spreco di suolo e contro l’«auto-mobilità» privata inquinante e intasante; rigenerazione, rivitalizzazione o colonizzazione come temi progettuali delle aree di concorso, in molti casi individuate in veri e propri buchi neri dentro e ai margini delle città. Questi gli obiettivi (chiari) e le parole d’ordine (suggestive più che descrittive) della decima edizione di Europan, i cui esiti sono stati annunciati il 18 gennaio e verranno dibattuti a Neuchâtel (Svizzera) il 28 e 29 maggio nell’ormai consueto forum delle città partecipanti al programma, con la presentazione di vincitori e premiati. E la vicinanza di Neuchâtel alla culla corbusieriana di La Chaux-de-Fonds non potrà che amplificare la contrapposizione del programma ai grandi spazi aperti della città modernista. Troppo generici, secondo il bando, per creare qualità urbana e troppo dispersivi per risparmiare suoli agricoli (la salvaguardia della terra coltivabile e la coltivazione urbana sono temi che questa edizione echeggia sia nel programma che nelle risposte progettuali).
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