
Las Vegas (Nevada). Alla fine degli anni settanta, quando la crisi energetica statunitense colpì duramente la General Motors e i sindacati conclusero accordi con le società tagliando le indennità e i salari degli operai, le immense fabbriche della Ford erano già vuote in mezzo a una distesa desolata di erbacce, dove ironicamente un tabellone metallico esibiva ancora le parole profetiche di Henry Ford sulla sconfinata prosperità promessa al proletariato sulla scia delle sue famose innovazioni industriali. La stessa Detroit sembrava morta, con porte e finestre di palazzi, cinema, uffici, teatri e negozi sbarrate in tutta fretta con assi di legno, come una città medievale colpita dalla peste.
In modo piuttosto inaspettato, svoltando un angolo della città spettrale, un improvviso miraggio tremolante di grattacieli di vetro si ergeva come una «fata morgana» azzurra dal deserto urbano: il «Renaissance Center» di Detroit. Come indica il nome, questo complesso di alberghi, spazi aziendali e negozi di lusso progettato da John Portman (un costruttore immobiliare, inventore degli «atrium hotels») aveva lo scopo di «dare nuova vita» all’economia della città.
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