
bolzano. Quando ci si confronta con il capoluogo altoatesino e la sua provincia si ha sempre un po’ la sensazione di trovarsi su un altro pianeta. Stavolta l’occasione è la presentazione pubblica, organizzata dall’Inu Alto Adige il 15 gennaio, del Masterplan della città. Tale strumento urbanistico cosiddetto di nuova generazione, perché di natura non prescrittiva bensì d’indirizzo, prefigura la cornice strutturale e strategica entro cui dovranno agire il nuovo Piano urbanistico comunale (con durata decennale, il cui iter comincia ora), le sue eventuali varianti anticipatorie, i vari piani di settore e attuativi nonché i sistemi di vincolo. È vero che un simile approccio in Italia non è più una novità (numerose leggi urbanistiche regionali prevedono tale adempimento), ed è vero che la Giunta (un’eterogenea coalizione di centrosinistra con il fondamentale apporto del Südtiroler Volkspartei) che lo ha fatto approvare in Consiglio è a fine mandato (elezioni a maggio), ma va altresì detto che, nel caso altoatesino, nessuna legge urbanistica della Provincia autonoma obbligava alla redazione del documento e che la sua prospettiva è impostata sul lungo periodo: i documenti accompagnatori recitano che il Masterplan ha durata indeterminata, secondo «un disegno che probabilmente non sarà mai attuato e che sicuramente si realizzerà per tappe».
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