
Helsinki. Il Design Museum, consapevole che il bel disegno sta al Pil nazionale finlandese come i petroldollari agli Emirati Arabi, annuncia una rilettura del Modernismo con una geografia di riferimento che abbraccia l’intera esperienza europea e americana. Il titolo della mostra «Modern[ism]» conquista una parentesi quadra che rilancia il tema nella stagione degli ismi e riassume in oltre duecento oggetti il meglio della produzione dall’età dell’oro agli anni sessanta.Prestiti provenienti da istituzioni come il Ghent Design Museum fanno da garanzia, mentre la parabola progettuale di un immarcescibile Alvar Aalto ne è ancora il capolettera con prodotti icona come la sedia Paimo, leggendario esempio di piegatura del multistrato. Nell’insieme l’elemento di forza della mostra è però rappresentato dalla produzione di piccoli oggetti, figli di un dio minore che rimarcano con evidenza la prerogativa del design nordico che ha saputo cavalcare la «funzione» senza abbracciarne l’ortodossia. Sono nevergreens che contemplano ...
...
(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)