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Concorsi in Italia. La parola a Benedetto Camerana

Titolare dello studio torinese Camerana&Partners. Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nell’ultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Sua esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dell’incarico ai vincitori, realizzazione dell’opera?Noi facciamo molti concorsi, pubblici e privati. Infatti la maggior parte degli incarichi ricevuti è frutto della vittoria in un concorso (o in una gara). Penso che la vera competizione sia un ottimo strumento di crescita per la qualità dei progetti. Purché sia serio, chiaro, e non solo per le sue buone intenzioni. Altrimenti diventa, più che «un gioco», uno sperpero d’idee, energie, risorse, speranze. Quanti concorsi muovono anche centinaia di architetti a produrre progettazioni articolate, tutte visioni destinate a non avere futuro salvo l’unica ...
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

da Il Giornale dell'Architettura numero 81, febbraio 2010


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