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Inchiesta


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Concorsi in Italia. La parola ad Alfonso Femia e Gianluca Peluffo

Titolare dello studio genovese 5+1AA.Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nell’ultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Vostra esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dell’incarico ai vincitori, realizzazione dell’opera?In Italia, nei fatti, il concorso di architettura non esiste. Ovvero non esiste come strumento per trasformare la realtà. Se il progetto si deve realizzare, il metodo ormai usato frequentemente è «l’appalto di servizi con l’offerta economicamente più vantaggiosa», i cui esiti sono spesso sanciti da ricorsi e/o che vivono con la spada di Damocle di punteggiatura, firme, calcolo fatturati, categorie lavori e certificati di buona esecuzione. Il tutto con quella grande «creatività» che contraddistingue il nostro sistema paese e che si traduce ...
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

da Il Giornale dell'Architettura numero 81, febbraio 2010


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