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Concorsi in Italia. La parola a Massimo Pica Ciamarra

Titolare dello studio Pica Ciamarra Associati e vice-presidente In/Arch. Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nell’ultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Sua esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dell’incarico ai vincitori, realizzazione dell’opera?In un convegno In/Arch affrontai la questione («Un sistema di garanzie nella pratica progettuale»; www.pcaint.eu/news/05). Credo ancora in quell’analisi e riformulo tre azioni.1. Domanda ben posta: concorsi banditi solo se c’è un buon programma di progetto (occorrono programmatori, figure però quasi sconosciute in Italia) e se c’è certezza di risorse adeguate. Servono per esaminare alternative: buone risposte presuppongono idonee basi informative, indicazioni su obiettivi perseguiti e prestazioni da soddisfare; effettivi spazi di libertà.2.
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

da Il Giornale dell'Architettura numero 81, febbraio 2010


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