Responsabile dipartimento Concorsi e lavori pubblici del Cnappc. Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nell’ultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Sua esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dell’incarico ai vincitori, realizzazione dell’opera?
Oggi, affrontare il tema dei concorsi di architettura, non è più solo una questione culturale ma investe anche la sfera del sociale, visto lo stato di difficoltà in cui versa l’intero sistema delle professioni nel nostro Paese. Riconoscere tale procedura quale strumento di selezione più idoneo a garantire la più ampia partecipazione democratica, significa offrire maggiori opportunità di lavoro ai professionisti, in special modo ai giovani.
Grazie anche alla battaglia di civiltà avviata negli ultimi anni, non solo dagli architetti italiani ma dall’intero sistema d’informazione, il concorso di progettazione è stato indicato quale una delle procedure possibili, anche se dobbiamo registrare una condizione di marginalità che questa soffre rispetto alla procedura di gara.
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