Abraham è morto in un incidente d’auto sull’autostrada di Los Angeles/Downtown nella notte del 4 marzo. L’architetto austro-americano aveva appena partecipato a un dibattito al Southern California Institute of Architecture (SCI-Arc). Nato nel 1933 a Linz, Abraham ha sempre lavorato tra Austria e Stati Uniti dove si era trasferito dal 1964. L’insegnamento ha costituito gran parte della sua attività, ma ha anche progettato e costruito sia in Austria che negli Stati Uniti. Negli anni cinquanta in Austria lavora con Walter Pichler e St. Florian. Fra il 1962 e il 1967, realizza le sue serie di città immaginarie, progetti urbani tecnologici per un mondo ossessionato dalla tecnica. Grande considerazione ricevono le sue discussioni sul disegno e le sue espressioni poetiche. Fra il 1970 e il 1984 si collocano le sue case immaginarie. Disegni mai realistici ma interpretazioni poetiche della realtà, sono caratterizzati da isometrie prospettiche in netto contrasto con i frammenti paesaggistici in cui sono inseriti. Negli anni settanta e ottanta prende parte a numerosi concorsi e lavora su progetti mai realizzati come i Nove progetti per Venezia (1979-81), con una riflessione del tutto personale sulla città lagunare, il monumento a un edificio caduto proposto in seguito al crollo della Kongresshalle di Berlino (1981) o la Times Square Theatre Tower (1984). Le case che costruisce nell’ambito dell’Iba di Berlino (1983-1986) mostrano invece forme scultoree senza compromessi a cui manca molto delle minuzie dei suoi disegni. Ma è con l’Istituto di cultura austriaca di New York che conosce il maggior successo. Vincitore del concorso nel 1992, l’edificio, è concluso nel 2002. Collocato su un limitato appezzamento di terreno, è suddiviso verticalmente in tre parti e con la sua forte espressione scultorea assume la durezza cristallina apparsa nelle architetture immaginarie. Tra le altre realizzazioni negli Stati Uniti ricordiamo il Rainbow Plaza a Niagara Falls (vicino alla frontiera con il Canada, 1977) e la Library for the Anthology Film Archives a New York (1998).
I primi giorni di marzo hanno portato via anche tre professionisti che, seppur in modi diversi, hanno influenzato il mondo dell’architettura e delle costruzioni. Il primo di loro era italiano: Enzo Zacchiroli, classe 1919, ha ridisegnato il volto di Bologna. Nato a Bologna e laureatosi a Firenze, la sua carriera professionale si svolge prevalentemente nel capoluogo emiliano. A capo dell’omonimo studio, in cui continuano a lavorare i figli, firma, ispirandosi alle istanze del movimento moderno, numerosi progetti, tra cui la sede della John Hopkins University e quella dell’associazione degli Industriali e numerosi interventi, di costruzione ex novo o ristrutturazione e ampliamento, di ospedali, dal Malpighi al Maggiore.
Bruce Graham, classe 1925, era invece uno storico associato di Som. Nato in Colombia da padre canadese e madre peruviana, dopo gli studi in Ohio (a Daytona e Cleveland), si laurea all’Università della Pennsylvania ed entra, dopo una collaborazione con Holabird e Roche, a fare parte di Som, dove comincia a concentrarsi sulla progettazione di edifici alti diffondendo i principi di Mies van der Rohe. Direttore della sede di Chicago di Som, è maggiormente conosciuto proprio per i suoi progetti di grattacieli: tra i principali, si ricordano l’Inland Steel Building ma soprattutto la Sears Towers e il John Hancock, a Chicago.
E sempre per i grattacieli, soprattutto newyorkesi, è noto Frank Williams, classe 1936. Dopo gli studi a Berkley e Harvard, si sposta a New York dove a Manhattan avvia il suo studio, Frank Williams and Partners Architects. La sua attività dura più di 4 decenni durante i quali progetta, da solo o in collaborazione, più di 20 edifici di Manhattan, contribuendo a definirne lo skyline. Tra le suo opere più note, il Trump Palace e il Four Season Hotel con Ieoh Ming Pei a New York, ma la sua attività travalica i confini nazionali spostandosi a Bangkok, Pechino, Mosca, Seoul e Shanghai.