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MAGa: apre domani il Museo d'Arte di Gallarate

L'ingresso del nuovo MAGa a Gallarate

Gallarate (Varese). A quarant’anni dalla sua costituzione, il passaggio da civica Galleria d’Arte moderna di Gallarate a Fondazione Galleria d’Arte moderna e contemporanea Silvio Zanella Onlus, formalizzato nel dicembre scorso, sancisce un nuovo assetto nella conduzione delle attività dell’istituzione culturale che si riflette anche nella nuova denominazione di Museo d’Arte di Gallarate MAGa, a cui è stato assegnato un nuovo complesso architettonico inaugurato il 19 marzo, non lontano dalla vecchia sede presso il palazzo dei pubblici uffici di via Milano.
Museo, dunque luogo non solo preposto alle mostre temporanee, ma spazio dedicato allo studio, all’incremento e all’esposizione di una collezione che, nel caso di Gallarate, si distingue per l’attenzione rivolta ai diversi linguaggi dell’arte contemporanea: da Lucio Fontana a Bruno Munari, fino alle composizioni di Loris Cecchini e alle installazioni di Studio Azzurro, tanto da essere considerata una delle più importanti sul territorio nazionale. Un tale corpus artistico, che attualmente ammonta a 5.000 opere, avrebbe forse meritato un adeguato programma museografico, volto alla progettazione di un museo, forse più esteso rispetto ai 5.000 mq della nuova sede, da affidare tramite concorso. È invece un iter progettuale frammentario - Maria Luisa Provasoli (primo lotto), Pier Michele Miano e Carlo Moretti (secondo lotto) - quello che approda alla configurazione di un edificio ibrido, dove il confine tra la preesistenza ex industriale degli anni trenta, adibita a produzione meccanica, e la nuova costruzione è malcelato da un assetto compositivo che evoca l’ingresso a un piccolo centro commerciale piuttosto che a un museo.
Costato 1,9 milioni, il MAGa sorge in un’area demaniale compresa fra un parco, il cimitero e un complesso residenziale. La prima impressione è quella di trovarsi nel posto sbagliato, poiché non si avverte alcuna presenza dell’arte contemporanea, né risonanza delle ricerche architettoniche che oggi animano la museografia internazionale. Un’assenza che non potrà certo essere colmata dall’installazione di alcune opere nell’emiciclo antistante l’ingresso, per le quali non è stato studiato uno spazio ad hoc. Le potenzialità espositive offerte dallo spazio continuo a tutt’altezza dei due corpi di fabbrica ex industriali sono annullate dalla realizzazione di solette in cemento armato che precludono al visitatore prospettive visuali da diversi livelli di quota: una componente significativa nella percezione di un’opera d’arte contemporanea.
Allo studio Pandakovic e Associati, chiamato dalla direzione della Gam, è stato affidato, in estremis, l’arduo compito di sopperire attraverso l’allestimento a queste e altre lacune. Un sistema di velari, predisposti nelle campate definite dalle catene originarie, ritmerà con diversi accenti luministici, calibrati sulle singole opere, lo spazio delle sale ricavate negli spazi ex industriali. I velari, associati a un sistema di travi reticolari che evoca i carri-ponte, smantellati durante gli interventi di rifunzionalizzazione della preesistenza, conferiscono la flessibilità necessaria all’accoglienza di mostre temporanee e alla disposizione di parte della collezione permanente. Per quest’ultima lo studio Pandakovic ha elaborato un dispositivo di allestimento dinamico che permette, tramite pannelli estraibili, di presentare la raccolta secondo diversi gradi di approfondimento.

di Cristina Fiordimela, edizione online, 18 marzo 2010


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