
Percorso espositivo tradotto in libro sull’arte del progetto (bilingue italiano e inglese) e monografia fondata sul regesto completo delle opere: due approcci distinti da cui prendono avvio gli ultimi studi pubblicati rispettivamente sull’opera dei milanesi Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti.Mangiarotti di Beppe Finessi riflette, sia nel taglio critico, sia nell’organizzazione dei contenuti impaginati da Italo Lupi, una duplice identità: racconto rivolto al pubblico indifferenziato della mostra «Angelo Mangiarotti Scolpire/Costruire» allestita nell’autunno scorso presso la Casa del Mantegna a Mantova, e al contempo lettura trasversale dell’opera del maestro, oscillante tra architettura, design e scultura. Ambiti disciplinari dissolti nel discordo narrativo volto a mostrarne l’unificazione nell’idea di spazio, palesata nelle equazioni «progettare come scolpire» e «progettare come costruire», a cui corrispondono i due capitoli principali del volume, a loro volta articolati in spaccati tematici e chiosati dagli interventi di Marco Meneguzzo e Toyo Ito.
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