
L’Aquila. Il 25 febbraio, in occasione del secondo dei sei incontri promossi da Italia Nostra con il patrocinio della Provincia dell’Aquila e della Regione Umbria (vedi box), Pier Luigi Cervellati ha definito L’Aquila una città «morta e imbalsamata» denunciando l’abbandono delle 99 chiese e delle altrettante piazze del capoluogo abruzzese. Accanto all’allarme per i grandi monumenti lasciati indifesi dall’azione di neve e pioggia, emerge il rischio che L’Aquila diventi un’imperdibile occasione immobiliare per i grandi speculatori, tanto è palpabile l’incertezza dei proprietari per il futuro. Agli stessi amministratori, cui da oggi spetta la responsabilità dei piani di ricostruzione, dichiarano di aver di fronte uno scenario troppo complesso. L’onorevole Giovanni Lolli, parlamentare aquilano e residente nel centro storico, denuncia gli errori - «Ci siamo lasciati imporre un modello sbagliato, quello dei nuovi quartieri, che hanno perfino infranto i rapporti di vicinato» - e le incertezze nei finanziamenti e nella gestione futura, affidata ancora alle ordinanze.
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