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Il digitale che c’è in noi

Una mostra riflette sulla mediazione tra utente e tecnologia del design

L’installazione digitale «Dandelio», di Sennep,

Londra. «La tecnologia digitale ha trasformato i nostri spazi di lavoro, è diventata una delle nostre fonti principali d’intrattenimento e, sempre più spesso, ci collega con le reti sociali». L’emblematica frase di Hamid Van Koten ritrae accuratamente la vita contemporanea, permeata di tecnologia e dispositivi digitali. All’indagine di questo fenomeno è dedicata la mostra «Decode: Digital Design Sensations» che presenta i più recenti sviluppi nel campo del design digitale e dell’interaction design: dai dispositivi portatili alle installazioni a grande scala di Daniel Brown, Golan Levin, Daniel Rozin, Troika, John Maeda, Karsten Schmidt e altri.L’esposizione propone tre chiavi di lettura. La prima, «Code», sostiene l’importanza del codice di programmazione come «materiale grezzo» a disposizione di artisti e designer per generare opere interattive e mutevoli: il codice ha infatti enormi potenzialità quando diventa open source e consente ad altri di fruirne, allargandone le possibilità creative. Il lavoro risultante ...
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

di Laura Mata García, da Il Giornale dell'Architettura numero 82, marzo 2010


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