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In arrivo un nuovo condono edilizio?

La presentazione del ddl 2020 potrebbe riaprire i termini per la regolarizzazione degli abusi commessi entro il 31 marzo 2003

È stato recentemente presentato in Senato un ddl (n. 2020) recante «Modifiche all’articolo 32 del decreto 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, in materia di sanatoria degli abusi edilizi, nonché all’articolo 31 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in materia di acquisizione degli immobili», le norme che hanno disciplinato l’ultimo condono edilizio. Tra i firmatari del provvedimento, tutti in quota Pdl ed eletti in Campania, vi sono i senatori Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, quest’ultimo anche sindaco di Afragola, noti per aver già proposto, con il medesimo fine, un contestato emendamento al decreto «Milleproroghe», poi giudicato inammissibile per la mancanza dei requisiti di necessità e urgenza e per l’assenza di omogeneità con le materie trattate dal decreto. In quella occasione, Maria Fortuna Incostante (Pd), vicepresidente della commissione Affari costituzionali, pur riconoscendo che «la Campania non aveva avuto la possibilità di accedere alla sanatoria del 2003 a causa di una legge regionale particolarmente restrittiva poi dichiarata incostituzionale e quindi decaduta», aveva tuttavia «ritirato la firma dall'emendamento Sarro-Nespoli perché non finalizzato a ripristinare una situazione di equilibrio per i cittadini campani, ma volto a riaprire a tutti gli effetti e per tutto il territorio nazionale i termini dell'ultimo condono edilizio, cosa inaccettabile». È vero che con le sentenze 199 del 2004 e 49 del 2006, la Corte costituzionale aveva annullato sia la delibera 2827 del 2003 della Giunta regionale della Campania, che precludeva il condono edilizio, che la legge regionale 10 del 2004, contenente disposizioni finalizzate anch’esse a restringere oltremodo l’ambito di applicazione della disciplina in sanatoria. Di qui l’impossibilità, non solo per la Campania ma anche per altre regioni con analoghe leggi approvate (Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna) di usufruire dei benefici del decreto 269, in quanto il termine per la presentazione delle richieste di condono era scaduto da oltre un anno. Per i senatori campani, quindi, la ratio del ddl risiede sempre nell’esigenza di ripristinare la parità di trattamento per situazioni identiche riaprendo i termini per la regolarizzazione degli abusi edilizi commessi entro il 31 marzo 2003. Il ddl Sarro-Nespoli riapre, infatti, i termini per l’accesso alla sanatoria prevista dal decreto 269, fissando al 31 dicembre 2010 il termine ultimo per la presentazione della domanda, lasciando immutati gli elementi di ammissibilità relativi alla tipologia di abuso, alla sua consistenza e all’epoca di commissione che resta ferma al 31 marzo 2003, con effetti interruttivi sui procedimenti sanzionatori, di natura penale o amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze divenute definitive.
In realtà, dall’esame del testo emerge che si tratta di un nuovo condono ancor più ampio di quello del 2003. Come potrebbe diversamente interpretarsi la possibilità di sanare, previo nulla osta dell’autorità preposta, gli immobili sottoposti a vincoli ambientali e paesistici, prima preclusa, e ciò per superare, secondo i firmatari, l’empasse generata da orientamenti giurisprudenziali contrastanti?
In realtà, anche alla luce delle reazioni positive riscontrate in Campania, soprattutto sul litorale e sulle isole (in particolare ad Ischia) dove si sono già formati dei comitati pro-condono, sembra che i principali beneficiari del provvedimento, semmai verrà approvato, saranno proprio i proprietari di immobili situati in quelle zone, tutte sottoposte a vincoli ambientali e paesistici ma altrettanto dense di manufatti abusivi e ad alto rischio di dissesto idrogeologico. La «guerriglia» che si è scatenata ad Ischia per contrastare l’abbattimento di alcune ville (oltre 500 le demolizioni previste) è soltanto la punta di un iceberg che, solo nell’isola, vede pendenti dal 1985 oltre 25.000 istanze.
È quindi innegabile che il ddl rappresenti un vestito cucito su misura per esigenze localistiche che, però, potrà generare effetti disastrosi sull’intero territorio nazionale, già duramente provato da quello che alcuni amministratori locali hanno definito un «abusivismo di necessità».

di Luigi Di Alberti, edizione online, 6 aprile 2010


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