
Cambiano contesti storici e scenari sociali, ma quello delle «difficoltà politiche» rimane il vero tema costante dell’architettura italiana. Se Giulia Veronesi vi ricorse per spiegare i termini di una corruzione morale esercitata dal fascismo sull’etica del progetto sociale, nel liberismo ideologico contemporaneo ha assunto una connotazione ancora più sinistra: lo sfondo politico infatti sembra essere soltanto il palcoscenico di una «commedia professionale» dove le ambizioni personali si travestono da operazioni culturali e la ricerca dell’identità nazionale sconfina nella costruzione di reti di sicurezza, nella ricerca di commesse e incarichi prestigiosi. Né al «vizietto» italiano giova molto lo stato internazionale di un’architettura che «sotto il vestito niente»: che sotto lo sfoggio di linguaggi brillanti nasconde il decadimento profondo dell’idea stessa di «pubblico», da cosa condivisa a soluzione imposta con la forza della politica. Dopo aver decantato per decenni la vitalità del mercato privato per la concorrenza ...
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