Mumbai (India). 216 ettari per oltre un milione di abitanti, una densità abitativa che non ha eguali nel mondo. Questo è Dharavi, il più grande quartiere-ghetto di Mumbai e forse, come tutti qui orgogliosamente ti ripetono, dell’Asia intera. Un record di emarginazione e sofferenze, ma pur sempre qualcosa di cui vantarsi: molti abitanti ne sono ingenuamente, istintivamente fieri. Dati precisi comunque non esistono, perché Dharavi è in continua trasformazione, crescendo al di fuori delle poche regole e dei fragili controlli.
Incastrato fra due importanti tronchi ferroviari (western e central railway) e il Mahim Creek, una palude di mangrovie, il quartiere si trova oggi in un’area che per posizione e potenzialità è una delle più interessanti per realizzare investimenti immobiliari. Nei dintorni, infatti, i lotti edificabili hanno valori più alti che a Hong Kong o New York.
Dharavi è solo sfiorato dalla ricchezza e dal kitsch dei grattacieli che gli sorgono accanto. Nelle baracche arrivano a malapena i cavi elettrici, i più fortunati hanno anche le tubazioni idriche, ma le fognature sono del tutto assenti.
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