
Vienna. Sono un centinaio gli oggetti che l’Hofmobiliendepot (Museo del mobile) presenta per spiegare il fenomeno Ikea. Non dunque ripercorrendo semplicemente le tappe di un solido successo, costruito dal 1943 a oggi, con scelte industriali accorte e strategie commerciali vincenti, ma che nel tempo è cresciuto fino a diventare un vero e proprio fenomeno culturale e sociale di portata globale. Come dimostra il catalogo Ikea, creato anno dopo anno negli 8.000 mq di superficie degli studios di Älmhult e pubblicato in 28 lingue con la favolosa tiratura di 200 milioni di copie. E come dimostra anche la gigantografia che campeggia nelle auguste sale del museo e che ritrae una donna con burka nero accompagnata da un bimbo che spinge un carrellone pieno di prodotti Ikea davanti a una grande scritta gialla in arabo su fondo blu, i colori del colosso svedese.Eppure anche la globalità di proposte dilaganti nel pianeta ha radici lontane e ben localizzate, e il curatore Markus Laumann ne mette in evidenza alcune, esemplari e illuminanti: un gioco facile grazie alle sterminate collezioni del museo viennese.
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