
Londra. L’architettura non può curare il cancro, ma può aiutare le persone a stare meglio? Maggie Jencks ha pensato di sì. E lo stesso ha fatto suo marito Charles, teorico dell’architettura e paesaggista. Colpita dalla bruttezza dell’ambiente in cui le è stato diagnosticato per la prima volta il cancro e in cui è poi stata curata, Maggie ha deciso di fare qualcosa per umanizzare le burocratiche e tecnocratiche «macchine della salute» che sono diventati i grandi ospedali.Il primo dei Maggie’s Centres, una piccola scuderia nel parco di un enorme ospedale di Edimburgo riconvertita da Richard Murphy, ha fatto scuola. Ognuno di loro, dalle dimensioni e dall’aria inequivocabilmente domestica, ruota attorno a un tavolo da cucina e ad attività come bere un caffè e chiacchierare, in un voluto contrasto tra accoglienza e macchina medica.I Maggie’s Centres sono diventati un ente di beneficenza che vuole aiutare i malati di cancro e le loro famiglie durante la malattia, dove l’architettura è un luogo per staccarsi dal sistema, ma anche per migliorare l’umore e raccogliere fondi.
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