L’Università italiana sembra vivere la penultima puntata di una triste vicenda. Gli ultimi avvenimenti e la crisi del paese cancellano forse ogni residuo dubbio circa la volontà di condannarla o abbandonarla a un definitivo declino.Dopo i cambiamenti coatti (non riforme) che da anni si succedono a ritmi parossistici, senza che mai si riesca a valutarne gli esiti, siamo arrivati all’ennesima svolta senza neppure attendere la più volte annunciata trasformazione della Nota 160 in decreto. Nulla che possa portare a un’organica riforma dell’offerta didattica appena approvata e inserita, come richiesto, nella banca dati del Ministero. Piuttosto, siamo di fronte a un insieme di eventi, atti e condizioni che otterranno i «tagli» (di fondi, corsi e strutture) più volte invocati come unica misura per riformare un sistema che, si dice, incapace di autoriforma. Difficile allora non concordare con quanto scrive Carlo Olmo in queste stesse pagine, ormai rassegnati all’impotenza, in questa vicenda di cui certo portiamo ...
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