
In un convegno di qualche anno fa Carlo Aymonino indicava in Mario Ridolfi per l’architettura, Ludovico Quaroni per l’urbanistica e Ernesto Nathan Rogers per la critica i suoi maestri. Un vero e proprio parterre de rois per un’indicazione che fin dall’origine cela una profonda, consapevole, voluta contraddizione; una delle tante che hanno, quasi geneticamente, segnato tutto il suo operato. Scegliendo i suoi formatori (maestri e amici) Aymonino li ha di fatto congelati all’interno di aree disciplinari specifiche, non comunicanti tra loro, così come antiche abitudini burocratiche dividono le materie di una scuola.In un percorso fatto di scelte forti e desideri abbandonati ma mai dimenticati (la pittura, ad esempio), l’architettura è stata per Aymonino il filtro privilegiato per analizzare la realtà senza astrazioni teoriche o metafisiche e, al contempo, il concreto strumento di costruzione della realtà stessa. Parallelamente al suo lungo e intenso impegno politico (fu assessore agli Interventi sul centro storico ...
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