Da «marchio» a «brand»Un brand perfetto. Che cosa vuole dire? Che una marca, un brand (per dirla oggi nel dovuto modo), deve risultare funzionale allo scopo di comunicare un prodotto. Una mera questione di creatività o di perizia professionale? O forse questi erano elementi utili fino a pochi anni indietro, quando la grafica pulsava ancora di un «eroismo dialettico» dettato anche da curiosità ideologiche e passioni segnico-antropologiche? Ma oggi, che il mercato è cambiato verso asperità dove la competizione è tutto o quasi, dobbiamo forse rinunciare a valori intellettuali? Niente affatto, non occorre rinunciare a nulla di tutto quanto ci è stato insegnato, purché si abbia chiaro che tutto questo non basta più.Oggi, infatti, per arrivare a definire un brand perfetto, si devono acquisire nozioni da un mercato mobile e velocissimo, pronto a modificare pelle (intendendo con ciò le forme di percezione e trasmissioni dei segni), così come occorre sviluppare capacità sintattiche utili a una comunicazione a tutto campo.Pensiero, segno, azione e ricerca di marketing come elementi di una mobilità creativa e risolutiva.
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