
Giarre (Catania). Può essere qualcosa più di una provocazione l’idea di ribaltare la percezione negativa delle opere pubbliche incompiute fino a dichiararne la dignità di opere d’arte e pensare di trasformarle in una risorsa economica per il territorio? Può esserci un’estetica dell’«incompiuto», così come c’è un’estetica del «non finito», secondo la quale l’opera non portata a compimento è per l’artista poeticamente conclusa in modo definitivo?Se il «nuovo stile», che ha pure un suo vero e proprio manifesto in 10 punti, è stato ufficialmente riconosciuto da architetti come Stefano Boeri o Massimiliano Fuksas, il progetto «Incompiuto siciliano», nel pur apprezzabile tentativo di ridestare l’attenzione sugli scheletri di cemento, ingenera qualche perplessità nel riuscire a superare la dimensione della denuncia e nel concepire un parco archeologico fatto di edifici abbandonati su cui l’occhio nemmeno si posa più, assuefatto da decenni di convivenza all’interno di scenari urbani mai sanati.Con esposizioni ...
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