La grave carenza di sbocchi professionali nel mercato italiano, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni, la difficoltà a delineare nel nostro Paese scenari futuri che consentano di dare risposte responsabili alle attese di un imponente numero di architetti, le contaminazioni di carattere globale che investono la professione e la necessità di definire azioni positive in grado di reggere il confronto obbligano a pensare a un radicale cambiamento di rotta nelle politiche del nostro sistema ordinistico.Da una parte, infatti, siamo in presenza di un mercato professionale italiano ormai più che saturo, incapace di offrire prospettive credibili al mondo degli architetti, il cui numero peraltro è in continua crescita: una situazione che non sembra sostenibile neppure in un quadro (a mio parere inaccettabile) di «invenzione» di opportunità di occupazione caratterizzate da forti aspetti di marginalità professionale. Dall’altra, un fenomeno di estesa e pervasiva globalizzazione investe tutte le aree, ponendo problemi di efficienza, di qualità e di capacità di innovazione: problemi con i quali è necessario confrontarsi, pena la marginalizzazione e la successiva scomparsa dal mercato.
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