
Perché è difficile interpretare l’identità di un territorio attraverso un segno della comunicazione visiva? Perché è complessa, e la sola dimensione visiva spesso non è sufficiente a scatenare, in chi guarda, processi d’immedesimazione e appropriazione del contenuto semantico. Per questo motivo gli esiti del concorso per il nuovo logo della Fondazione Dolomiti Unesco, gestito dall’amministrazione provinciale di Trento e presentato nel capoluogo lo scorso 5 novembre, ha scatenato un’ondata di commenti negativi. Mugugno nazionalpopolare che ha messo in secondo piano la questione vera: come far dialogare attraverso un atto progettuale le quattro culture, non solo visive (italiana, sudtirolese, ladina e friulana) che condividono, abitandoli, quei luoghi. La giuria, presieduta da Cesare Micheletti, ha premiato (tra le 434 proposte pervenute) il designer Arnaldo Tranti, di Saint Cristophe (Aosta). E sinceramente non credo che sia interessante ragionare sul risultato e quindi sul logo vincitore.La vera questione ...
...
(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)