
L’inaugurazione del Sieeb (Sino Italian Ecological and Energy Efficient Building) presso la Tsinghua University nel 2006 è stato un evento tutt’altro che trascurabile. Questa struttura high tech, armata fino ai denti di puro design e ingegneria italiani e costruita con la massima precisione rispetto agli edifici cinesi di quegli anni, affermava l’impegno ambientalista dei governi italiano e cinese. Alla fine dei lavori si è conquistato molti record: primo edificio della Cina continentale a incarnare una strategia sistematica di controllo delle emissioni; primo edificio istituzionale finanziato interamente da un governo straniero; prima struttura didattica contemporanea ad abbandonare l’aria condizionata centralizzata e così via. Tutto questo ha suscitato una nuova ondata d’interesse per le tecnologie verdi tra gli architetti e i responsabili delle politiche cinesi.Ora che il Sieeb è in funzione da cinque anni, il mondo sembra meno promettente di quanto non lo fosse all’epoca della sua realizzazione, con l’economia in cattive acque, la violenza strisciante e i disordini, la crisi del debito e la disoccupazione.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)