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    <title>Il Giornale dell'Architettura</title>
    <subtitle>Le ultime notizie del Il Giornale dell'Architettura</subtitle>
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    <updated>2012-05-17T22:38:44+01:00</updated>
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        <title>Il Padiglione Italia, finalmente</title>
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        <published>2012-05-16T11:05:42+01:00</published>
        <updated>2012-05-16T11:05:42+01:00</updated>
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        <summary>Il 3 maggio il Mibac ha reso noto, con un succinto comunicato, il nome del tanto atteso curatore del Padiglione Italia alla XIII edizione della Biennale, che si aprirà il 29 agosto (leggi il nostro commento). Si tratta di Luca Zevi, architetto e urbanista, presidente della sezione laziale dell’In/Arch. Impegnato nel recupero dei centri storici, ha operato nella pianificazione dei nuclei di Benevento, Cosenza, Galatone (Lecce), Venafro (Isernia). Tra le sue realizzazioni, il museo della Memoria e dell’accoglienza a Nardò (Lecce) e il memoriale dei Caduti del bombardamento di San Lorenzo a Roma. È progettista del Museo nazionale della Shoah a Roma e ha diretto il Nuovissimo manuale dell’architetto e il Manuale del restauro architettonico.Nella premessa del progetto presentato da Zevi si legge: «Non è un anno come gli altri. Il padiglione italiano della biennale deve porsi al centro di questa differenza e diventare un’occasione per riflettere sul rapporto tra crisi economica, architettura e territorio; dev’essere uno spazio in cui immaginare un progetto di crescita del nostro paese. Il “common ground” deve tradursi in un progetto concreto e visionario». La sua proposta è dedicata a un auspicato dialogo fra le ragioni dello sviluppo economico e quelle dell’architettura, del territorio e dell’ambiente, e si articola in tre temi. L’oggi propone una narrazione del rapporto tra architettura, crescita, innovazione e industria partendo dall’esperienza di Adriano Olivetti, immaginata come elemento chiave dal quale ricominciare a scrivere il futuro: un modo di fare impresa che non può prescindere da un atteggiamento etico e responsabile nei confronti dei lavoratori e del territorio. Da quell’esperienza parte un percorso di scoperta, conoscenza e riflessione di una geografia poco nota: quella delle emergenze architettoniche e insediative della produzione Made in Italy, presentando le realizzazioni di alcuni marchi che negli ultimi anni hanno scelto di costruire i propri luoghi di lavoro secondo un progetto di eccellenza. Il futuro è focalizzato sulla sfida dell’Expo 2015 «Nutrire il pianeta», considerata un’occasione straordinaria per riflettere sul rapporto tra territorio e ambiente, città e produzione agricola e sul senso del progetto nel nord e nel sud del mondo. Nel padiglione vengono narrati i luoghi dell’Expo sviluppandone il senso e la progettualità, creando un ambiente fisico e culturale in cui progettisti, imprenditori e politici possono confrontarsi sulle questioni del vivere e dell’abitare. In questo spazio saranno presentate anche recenti realizzazioni italiane che si muovono nella stessa direzione, con la riqualificazione d’insediamenti esistenti attraverso attività produttive di nuova generazione, a basso consumo di suolo ed energia. La sfida consiste nel far diventare il Padiglione Italia il prototipo di un nuovo modo di abitare che coniughi cultura dell’ambiente e green economy. Un esempio di sperimentazione che simula la costruzione di un ecosistema produttivo in cui i bisogni fondamentali dell’uomo (riparo, acqua, cibo ed energia) vengono messi in un ciclo chiuso in grado di garantire la propria autosufficienza.Al curatore vanno i migliori inboccallupo del nostro Giornale.</summary>
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        <title>A Napoli una tavola rotonda per l’urbanistica italiana nel futuro</title>
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        <published>2012-05-16T09:43:25+01:00</published>
        <updated>2012-05-16T09:43:25+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>Il Dipartimento di progettazione urbana e urbanistica dell’Università di Napoli organizza a Palazzo Gravina un particolare convegno curiosamente definito come «tavola rotonda» per il suo carattere di confronto alla pari fra personaggi emergenti di diversi campi: la moderatrice Stella Cervasio de «La Repubblica», Claudio Claudi (preside della Facoltà di Architettura), Francesco Domenico Moccia dell’Università Federico II, Edoardo Zanchini (vicepresidente Legambiente), il presidente Inu Federico Oliva, Ambrogio Prezioso (vicepresidente Inarch), Marco Magrassi (Ministero dello Sviluppo economico), il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Franco Karrer, Roberto della Seta (Commissione ambiente del Senato) e Arturo Lanzani del Politecnico di Milano (dal cui articolo «Salva suolo vuol dire salva Italia» pubblicata nel nostro numero di febbraio parte proprio il dibattito).La dibattito discute sul ruolo propulsivo che la disciplina urbanistica può assumere a livello nazionale nell’immediato futuro, in un contesto segnato dalla discrasia fra necessità di una politica efficacemente volta alla sostenibilità e resistenze culturali verso il cambiamento, persino quando si configura come indispensabile reazione all’attuale situazione energetica, economica e ambientale.Sarà frutto di approfondimento, nel corso della giornata, il persistere di tale freno fra le file degli artefici delle politiche, in contrasto con l’abilità dimostrata nel superarlo da gruppi di cittadini con speciale sensibilità per la causa ecologica.</summary>
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        <title>Al via lo sgombero della Torre Galfa</title>
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        <published>2012-05-15T10:26:38+01:00</published>
        <updated>2012-05-15T10:26:38+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Davide Borsa</name>
        </author>
        <summary>Con un blitz all'alba, polizia e carabinieri stanno sgomberando la Torre Galfa. Con un vero e proprio blitzcrieg, alla vigilia del sequestro amministrativo per le vicende Fonsai, dal 5 maggio un manipolo di coraggiosi resistenti, i «Lavoratori dell’arte», ha occupato il primo dei 33 piani (102 m) dell’edificio progettato da Melchiorre Bega nel 1959 e abbandonato da oltre 15 anni, uno dei simboli più eleganti della Milano industriale del boom, trasparente prisma ammirato da Gio Ponti che ora sfida, con la sua nuova livrea blu luminescente, il prospiciente Palazzo della Regione. Paradossalmente la città pare abbia adottato con simpatia gli occupanti, che vi hanno insediato il Macao (il nuovo centro per le arti di Milano) subito visitato dall’assessore alla Cultura Stefano Boeri, sempre pronto a intercettare i nuovi trend. Ma chi sono gli occupanti? Una rete di soggetti che stanno operando fianco a fianco in questa lotta: insieme ai «Lavoratori dell’arte », il cinema Palazzo di Roma, il teatro Valle occupato di Roma, s.a.L.E. docks ai Magazzini del sale di Venezia, il teatro Coppola di Catania, l’asilo della creatività e della conoscenza di Napoli, il teatro Garibaldi aperto di Palermo. Forse, nel campo delle arti e delle imprese situazioniste, si presentano come l’unica vera novità, naturalmente autoprodotta, nella stagnante palude del culturame milanese. Chi si aspetterebbe le vecchie icone dell’antagonismo politico resterà deluso: altro che barbari sognanti, sono le nuove generazioni che si affacciano sul cosiddetto mercato anche intellettuale, e che si coalizzano per sopravvivere unendo il fronte del precariato intellettuale e lavorativo. Ora che la frittata П fatta, resta da giocare la partita delle iniziative, e che le buone intenzioni si trasformino in una nuova realtà che riesca a trasferire l’idea della città come bene comune in una situazione istituzionalmente coerente e credibile, che coniughi la libertà con la legittimità. Chiedono spazi per il precariato dell’arte e dei cervelli, una chance in più rispetto a quel poco che c’é già: «Ciò che manca è una distribuzione equa del valore che viene socialmente prodotto; è concentrato nelle mani di pochi a discapito di quei molti senza cui oggi l’arte non potrebbe funzionare [...]. I linguaggi artistici sono un fatto politico [...]. Denunciamo le ingerenze politiche in campo artistico e la vergognosa governance pubblica della cultura ». Rimane da rispondere all’interrogativo del perchè il pubblico, impegnato nella perenne autocelebrazione dei propri fasti, non intercetti questa domanda, contribuendo a veicolarne i fermenti in uno spazio di libertà, anche politica e di critica, che serva da laboratorio creativo non solo a Milano ma anche per l’Europa. Se non si vuole dare proprio niente... almeno gli spazi!</summary>
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        <title>“Progetto e centralità urbane. Rileggere il caso emiliano in una prospettiva europea”</title>
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        <published>2012-05-15T10:07:58+01:00</published>
        <updated>2012-05-15T10:07:58+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>Una giornata densa di brevi incontri, nella sala ex Oratorio del palazzo dei Musei di Modena, porterà domani a indagare il concetto di “centralità urbana”, ovvero l’azione polarizzante della struttura della città capace di richiamare al suo interno una variegata concentrazione di attività economiche, pubbliche, sociali e di manifestazioni collettive.Collaborando con la Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti e il Dipartimento di Ingegneria civile, dell’Ambiente, del Territorio e di Architettura dell’università parmense, sono state organizzate le due sessioni che affrontano il tema partendo da un approccio di vasta scala (in rapporto alla situazione europea) per poi prestare attenzione al contesto emiliano. Comincerà alle 9.30 la presentazione delle ricerche teoriche, supportate da verifiche progettuali.</summary>
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        <title>Il 18 maggio la seconda Giornata nazionale degli Archivi di Architettura</title>
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        <published>2012-05-14T14:11:27+01:00</published>
        <updated>2012-05-14T14:11:27+01:00</updated>
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        <summary>Venerdì 18 maggio 2012 avrà luogo in tutta Italia la Seconda Giornata nazionale degli Archivi di Architettura, l’evento annuale promosso da AAA/Italia che mira ad avvicinare l’architettura contemporanea ai cittadini. L’iniziativa è legata alla Giornata Internazionale dei Musei promossa dall’ICOM, dedicata quest'anno al tema Musei in un mondo che cambia. Nuove sfide, nuove ispirazioni. L’impegno di AAA/Italia sta nel diffondere la consapevolezza del valore della nostra storia più recente, un patrimonio particolarmente fragile. Dalle carte e dai disegni degli archivi di architettura di tutto il Paese si delinea un inedito Viaggio nell’Italia del secondo Novecento che ci accompagnerà in luoghi dimenticati o a rischio di cancellazione. Seguendo questo filo rosso, i musei e le istituzioni della rete nazionale di AAA/Italia apriranno al pubblico gratuitamente i loro spazi per presentare le proprie collezioni attraverso mostre, eventi e conferenze. Un programma multiforme che regalerà al grande pubblico un’occasione per vivere da vicino il complesso e vivace mondo dell’architettura moderna e contemporanea italiana. Per l’occasione AAA/Italia ha affidato l’ideazione dell’immagine guida della Giornata nazionale degli Archivi di Architettura ad Italo Lupi, designer di chiara fama a cui si devono anche il logo dell’Associazione e il suo bollettino. Anche quest’anno la Giornata Nazionale degli Archivi di Architettura è promossa da AAA/Italia d’intesa con MAXXI Architettura, con il sostegno della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee e dalla Direzione Generale per gli Archivi e con il patrocinio del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali. AAA/Italia, l'Associazione nazionale Archivi di Architettura contemporanea è il network tematico di enti, istituzioni, università, privati e studiosi, costituitosi a Venezia nel 1999 per promuovere la conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale relativo alla cultura architettonica diffuso nel territorio. Ad essa aderiscono enti che conservano archivi di architettura, archivi privati di architetti e ingegneri, persone e soggetti interessati alle attività dell'associazione e che ne condividono lo spirito. Ad oggi l’Associazione conta 36 istituzioni tra i suoi soci effettivi e 95 persone fisiche quali soci sostenitori.L’elenco completo degli eventi è scaricabile dal sito www.aaa-italia.org.</summary>
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        <title>A Roma si riflette su rischio, prevenzione e ricostruzione</title>
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        <published>2012-05-14T09:18:13+01:00</published>
        <updated>2012-05-14T09:18:13+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>L’aula magna della Facoltà di Architettura della Sapienza sarà sede per tutta la giornata (dalle 9.30 alle 18.30) di una discussione che, partendo dalla collaborazione di un gruppo di ricerca interdipartimentale ai piani di ricostruzione in Abruzzo per l’area omogenea 9, arriva con maggiore respiro ad affrontare il tema della prevenzione.Il concetto principale del convegno è l’abbandono di una concezione statica della ricostruzione, che non va interpretata come acritica riproposizione delle condizioni precedenti, ma come occasione di miglioramento e strumento principe per la riduzione del rischio. Riconoscendo l’impossibilità di rimuovere totalmente il pericolo degli eventi calamitosi, si sottolinea la necessità di superare, in primo luogo, la tendenza alla limitazione dei costi in ambito di prevenzione e sicurezza e, last but not least, la persistente impostazione culturale che vede gli interventi sotto un profilo meramente tecnicistico, sminuendo la loro portata culturale.La sessione mattutina si focalizza sulle potenzialità innovative, in termini di riduzione del rischio, di piani come quello abruzzese, finalizzati con ottica strategica non solo al ripristino, ma anche alla rivitalizzazione dei centri colpiti e alla formazione di un «unico sistema resistente» declinato fra edilizia, infrastrutture e consapevolezza collettiva.Nel pomeriggio, invece, si approfondiscono i temi scaturiti dai più recenti programmi di ricostruzione, evidenziando l’utilità di un lavoro coordinato fra università e soggetti pubblici coinvolti nella gestione del rischio per ottenere un’azione efficace, capace di garantire sicurezza, miglioramento funzionale e semplificazione normativa.</summary>
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        <title>Un ciclo di mostre e convegni sull’Informal Urbanism</title>
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        <published>2012-05-10T16:11:00+01:00</published>
        <updated>2012-05-10T16:11:00+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>Apre le porte domani la prima mostra del ciclo «Urban Landscapes. Indian Case Studies» organizzato e ospitato dalla British School at Rome. Attraverso una serie di incontri che si protrarranno anche nel corso del 2013, un team internazionale e multidisciplinare di architetti, storici dell’arte, urbanisti, scrittori, antropologi e fotografi indaga un contesto caratterizzato da forme alternative di urbanizzazione e dalle ripercussioni di politiche pianificatorie top-down, proponendo strategie compensatorie e approfondendo un tema rilevante per il caso indiano: l’Informal Urbanism, un modo alternativo di produrre spazio urbano che vede la città come organismo impegnato in una constante evoluzione alimentata da auto-organizzazioni spontanee anziché da visioni statiche imposte.«Transitions: three photographers in Dehli», la mostra che inaugura il ciclo, registra i cambiamenti nell’immagine di Delhi negli ultimi 60 anni tramite i lavori di tre rappresentanti di altrettante generazioni di fotografi indiani (Bharat Sikka, Dhruv Malhotra e Madan Mahatta), selezionati dallo storico dell’arte Deepak Ananth. Lo stesso titolo evidenzia una parola-chiave essenziale alla comprensione della vita della città in questo arco di tempo: transizione, trasformazione. Questa si radica nella storia di Delhi sin dai primi anni dopo la conquista dell’indipendenza (quando da metropoli coloniale rigidamente segnata dall’impronta architettonica di Edwin Lutyens si avvia a essere megalopoli globale), ma si manifesta in forma più esplicita dagli anni ‘90, nutrita dallo strutturale mutamento dell’economia (liberalizzazione dei mercati e apertura agli investimenti esteri) che accelera la percezione della discrasia fra il masterplanning inglese per la sede governativa nella capitale e il linguaggio architettonico del rimanente tessuto urbano, un ibrido fra elementi indigeni e contaminazioni internazionali. Continuando questo sviluppo, Delhi oggi si delinea come gigante conglomerato cittadino dalla periferia provvisoria in crescente espansione, un nuovo paesaggio urbano con confini fortemente permeabili.Fra le altre mostre del ciclo organizzato dalla Britisch School at Rome vi è anche «Praxis», (dal 15/10), che affronta il tema dell’influenza sulla progettazione architettonica e della fusione tra città formale e informale con un’impostazione ontologica funzionale alla presentazione del metodo di lavoro dello Studio Mumbai, collettivo di artigiani qualificati e architetti i cui progetti si sviluppano con particolare attenzione verso i luoghi e il coinvolgimento fisico-emotivo degli individui interessati ottenendo risultati ingegnosi, nonostante un contesto spesso segnato da limitatezza a livello spaziale e di risorse. Nella mostra «Kinetic City», che inaugurerà nel febbraio 2013, invece, la presentazione del caso-studio di Mumbai avvia una discussione di più ampio respiro sul futuro della pianificazione urbana alla luce dell’interazione fra le due componenti delle città indiane, la «Static City» (dalla monumentale presenza architettonica concretizzata con l’uso di materiali permanenti) e la «Kinetic City». Quest’ultima viene interpretata come un’entità incomprensibile a livello bidimensionale (la cui rappresentazione planimetrica è cioè difficile) che si reinventa costantemente in un’ottica di dinamico sviluppo e, pertanto, dalla natura temporanea; benché realizzata con materiali di recupero, non è una «città dei poveri» ma una forma di urbanizzazione indigena mossa da logiche locali capace di portare numerosi apporti alla scena urbana, come l’espansione dei limiti spaziali tramite l’inclusione di usi prima impensabili in aree urbane dense e lo stimolo con cui anima la Static City, costringendola ad abbandonare l’utopica dimensione progettuale per coesistere e confrontarsi con scenari profondamente reali, mutevoli e terreni. Per ulteriori informazioni: www.bsrome.it</summary>
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        <title>Biennale, Maxxi, Consiglio superiore dei beni culturali... Cultura senza democrazia</title>
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        <published>2012-05-09T12:22:03+01:00</published>
        <updated>2012-05-09T12:22:03+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Carlo Olmo</name>
        </author>
        <summary>Forse vincerà un’amara risata. Come racconta George Simenon nel suo primo romanzo, Au pont des Arches, l’ironia spesso è drammaticamente involontaria. Potrebbero tornare a leggere quel testo quanti stanno gestendo la cultura italiana, in modi che si possono definire solo umoristici. «Il Giornale dell’Architettura» pubblica, in questo numero, i programmi dei dieci studiosi chiamati a partecipare a una singolare competizione: si potrà così confrontarli almeno… ex-post. In qualche ignota stanza del Collegio Romano, forse suggestionati dai tanti, illustri fantasmi che lo popolano, un signor/signora sconosciuto ha infatti scelto dieci cavalieri o, forse, otto, e altri due vengono decisi in qualche altra stanza del palazzo. I dieci, che nelle voci che sempre accompagnano scelte non trasparenti, diventano otto, poi undici, poi… enne, devono presentare in pochi giorni un loro progetto curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia, senza avere che vaghe indicazioni e senza sapere chi altro è chiamato a competere. Una scelta tanto «oculata» si accompagna a un’assoluta opacità su chi e come decide.Vera e involontaria traduzione in scena di vita reale de Il pedone dell’aria di Eugène Ionesco, questo guazzabuglio medievale - ma Merlino era molto più simpatico! - arriva oltre ogni decente scadenza. Il Padiglione Italia dovrà essere inaugurato a fine agosto, mettendo comunque tutta la cultura architettonica italiana in una posizione di per sé paradossale. È vero, siamo la patria della vulgata oraziana, ma forse per costruire una riflessione e una proposta che risponda in maniera non conformista alle stesse pur vaghe domande del Mibac meno di tre mesi hanno il sapore amaro del disprezzo proprio per il lavoro del critico che il prescelto è chiamato a svolgere. Questa vicenda è ulteriormente triste, perché espone l’Italia a un confronto con quanto stanno facendo da un tempo che è inconfrontabile gli altri paesi che hanno un padiglione alla Biennale. Ma il vivere in un paese incapace di guardare al di fuori delle mura (aureliane o meno) lo s’intuisce anche da un’altra vicenda, ancor più grave: quella del Maxxi.Non è un colpo di mano lo strumento migliore per tracciare il bilancio di un’operazione che tra scelta del luogo, concorso, cantiere e primi anni di gestione delle attività copre quasi un decennio d’investimenti pubblici. Forse, nuovamente, chi sta gestendo questa per lo meno singolare procedura ha letto troppe volte l’Antigone di Jean Anouilh. Il vero nodo di questa intricata vicenda che ha scatenato petizioni, prese di posizione, cordate e tante, troppe illazioni, è che, così facendo, si offre a chi italiano non è uno spettacolo penoso. Il Maxxi, al di là di valutazioni che richiederebbero trasparenza e tempo (e un... tribunale meno prossimo alle tradizioni che proprio nel Collegio Romano hanno a lungo coltivato le loro non certo migliori espressioni), è diventato in pochissimo tempo un luogo importante per una cultura internazionale che ha visto, in tutta l’operazione, una scelta coraggiosa, capace di costruire, in una Roma congelata nelle sue strutture museali, un luogo più aperto, oltre tutto un luogo urbano, non solo artistico e culturale.Come tutte le iniziative che impegnano risorse pubbliche è non solo giusto ma doveroso sottoporla a valutazione, proprio in un paese che sta dimostrando, sulla valutazione della ricerca scientifica dei propri accademici, tutta la paura e la difficoltà di procedere. Ma le valutazioni, per essere credibili, devono definire giudici e criteri non solo trasparenti ma competenti, capaci cioè di valutare l’opera sia rispetto agli obiettivi che si era posta, sia rispetto agli esiti, economici, culturali, urbani e d’immagine internazionale che, lo voglio ripetere, ha raggiunto. Invece, la «risoluzione» lascia solo il sapore amaro dell’esecuzione del suo principale protagonista, Pio Baldi. Chi governa strutture e potere pubblici dovrebbe non solo rispettare ma sottolineare le forme della democrazia; così non è al Collegio Romano.In questi giorni sono stati eletti i nuovi membri di un organismo ancor più importante nella vita del Ministero, il Consiglio superiore dei Beni culturali. Per una volta, forse, e visto il clima avvelenato che il paese respira, ma anche per la delicatezza dell’organo che si andava a formare, coinvolgere le competenze e le conoscenze scientifiche, almeno nella definizione della rosa dei membri poteva essere il «minimo sindacale» per chi esercita un potere forse in nome di qualcun altro. Non è avvenuto. S’invocherà la procedura, come sempre accade quando le risposte che si danno sono solo espressione di scelte di natura privatistica.Forse, di nuovo involontariamente, c’è un personaggio letterario che può aiutare a capire quel che sta succedendo, nei modi, non solo nelle scelte, al Collegio Romano. Come Gregor Samsa, chi entra in quel luogo sembra subire una metamorfosi, che vive non già del ruolo etico e scientifico che la cultura rivendica sempre per se stessa, ma della passione per l’intrigo e le scelte costruite, rendendo sempre difficili capire ragioni e forme delle decisioni. Un piacere quasi masochistico, oggi più che mai, senza capire che la lettura che ne darà il mondo, non solo quello internazionale, sarà quella di tanti piccoli azzeccagarbugli e di alcune piccole o grandi rese dei conti.</summary>
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        <title>Pio Baldi lascia il Maxxi. Antonia Pasqua Recchia è il nuovo commissario straordinario</title>
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        <published>2012-05-09T12:35:56+01:00</published>
        <updated>2012-05-09T12:35:56+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Federico Castelli Gattinara</name>
        </author>
        <summary>Roma. Una bomba. Venerdì 13 aprile il cda del Maxxi apprende dalle agenzie di stampa che il Mibac ha avviato le procedure per il commissariamento della Fondazione, decisione resa necessaria, si legge nel comunicato, «anche» dal forte disavanzo di bilancio 2011 e dalla mancata approvazione di quello preventivo del 2012.Il museo convoca una conferenza stampa per la mattina seguente e lo sconcerto è davvero grande, perché a due anni dall’inaugurazione di strada ne è stata fatta tanta e i riscontri internazionali certo non mancano. Per vedere se il museo è economicamente sano o meno ci sono i dati, e poi basta frequentarlo. Il 14 aprile, quando i giornalisti sono chiamati a raccolta, non si trova quasi uno spazio libero per ospitarli, non l’auditorium, non il Maxxi Base, ovunque bambini, ragazzi, studenti e visitatori, un gran vociare e una vivace animazione, nonostante la pioggia battente. Il presidente Pio Baldi usa toni pacati ma l’amarezza è tanta. Alcune testate parlano già di «Maxxibuco» ma non è vero, «si è confuso il deficit con il fabbisogno futuro». Il bilancio 2010 si è chiuso con un attivo di 2,38 milioni, quello 2011 con un passivo di 700.000 a causa dei tagli lineari in corso d’opera, ripianato dai soldi messi da parte l’anno precedente. Il contributo statale è calato dai 7 milioni del 2010 ai 4 del 2011, ai 2 previsti per l’anno in corso. È inconcepibile sostenere un museo del genere con una tale cifra. Le comparazioni per il 2011 parlano da sole: il Macba di Barcellona, più piccolo del Maxxi, ha un budget annuale di 12 milioni (di cui il 75% pubblici), il Reina Sofia di Madrid 57 milioni (80% pubblici), la Pinakothek der Modern di Monaco 14 milioni (75% pubblici), il Pompidou di Metz 10 milioni (90% pubblici), a fronte del Maxxi con 9,6 milioni di cui il 41% pubblici, i famosi 4 milioni che ora si vogliono ridurre della metà. Altri dati: i quattro musei internazionali citati hanno un autofinanziamento che oscilla tra il 10 e il 25% del budget, il Maxxi ha già raggiunto quota 59% tra biglietteria, sponsor e contributi, servizi aggiuntivi, donazioni private, vendita mostre, ecc. Il vicepresidente ed esponente del cda Roberto Grossi, infuriato, parla di «gesto irresponsabile e gravissimo nel merito e nel metodo» e ricostruisce gli eventi dal punto di vista della Fondazione. Quattro le lettere mandate al Mibac tra il 26 luglio 2011 e il 18 gennaio 2012 per chiedere un incontro a fronte di un taglio di circa il 75% delle risorse pubbliche negli ultimi due esercizi. Finalmente qualcuno risponde. Il ministro Lorenzo Ornaghi chiede ulteriori approfondimenti che vengono eseguiti e consegnati formalmente al Ministero. Ancora silenzio, poi l’avvio della procedura di commissariamento. Grossi snocciola altri dati relativi a contributi pubblici (non specificamente statali, ndr) 2011 a musei italiani e stranieri: Palaexpo di Roma 8,7 milioni, Fondazione Torino Musei 10,9 milioni, Louvre 100 milioni (il 50% del budget), Tate Modern 54,7 milioni di sterline, Metropolitan di New York 11,5 milioni di dollari. L’amarezza è dettata anche dai sacrifici fatti in questi due anni per ridurre al massimo gli esborsi. Solo un dato: per la comunicazione 2011 sono stati spesi 600.000 euro, una cifra ridicola, a fronte dei 450.000 visitatori del museo. Il Maxxi è un’istituzione di eccellenza, al 100% statale, costata 150 milioni, ha partnership e sponsorship a tutto campo, collaborazioni con alcuni dei maggiori musei al mondo. «A causa di questa mossa temo seri danni», diceva Baldi preoccupato dei risvolti anche economici di questa vicenda, per quanto continuasse a dichiararsi sereno e speranzoso riguardo al chiarimento con Mibac.Intanto si moltiplicavano gli appelli. Zaha Hadid, progettista del museo, difende a spada tratta la gestione e parla di «reputazione internazionale che posiziona Roma tra le maggiori città al mondo per l’arte contemporanea e l’Italia tra i leader per creatività e produzione culturale».La Consulta per l’arte contemporanea e il nuovo consiglio direttivo di Amaci avevano chiesto un’audizione a Mario Monti e ai ministri competenti ricordando che la mancata approvazione del bilancio preventivo 2012 era dovuta all’assenza dei previsti contributi statali. I sostenitori privati del museo (oltre 800.000 euro in due anni) con una lettera aperta avevano invitato Ornaghi a «porre fine al più presto a una situazione d’incertezza che contrasta visibilmente con la realtà dei fatti» e crea «enormi problemi alla credibilità e all’organizzazione». Italia Nostra ha parlato di «ingiusto e squallido commissariamento».Mentre una girandola di nomi (Mario Resca, Antonia Pasqua Recchia, Salvatore Nastasi, Davide Rampello, Maria Vittoria Marini Clarelli) nutriva un animato toto commissario, il secco comunicato stampa di oggi sancisce quella che può interpretarsi come conclusiva risposta di Baldi al commissariamento: la consegna delle sue dimissioni, vista l’interruzione del dovuto rapporto di fiducia tra socio fondatore promotore e Fondazione.Unico suo commento sulla decisione è un augurio indirizzato al Maxxi, a chi lo guiderà e, soprattutto, «a tutti i dirigenti e collaboratori che in questi anni hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per realizzare e fare esistere questa bella avventura italiana proiettata verso il futuro».Da qui, in un attimo, sono seguite le dimissioni dei consiglieri di amministrazione Roberto Grossi e Stefano Zecchi. E il ministro Ornaghi ha diffuso il nome del nuovo commissario straordinario della Fondazione: Antonia Pasqua Recchia, architetto segretario generale del ministero.</summary>
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        <title>Rafael Moneo si aggiudica il Premio Principe de Asturias de las Artes</title>
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        <published>2012-05-09T11:11:26+01:00</published>
        <updated>2012-05-09T11:11:26+01:00</updated>
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            <name>Graziella Trovato</name>
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        <summary>L’architetto spagnolo, classe 1937, è stato scelto tra 39 candidati da tutto il mondo (tra cui Frank Gehry e Philippe Stark). Il premio, di 50.000 euro, è stato assegnato in precedenza ad  architetti come Francisco Javier Saenz de Oiza, Oscar Niemeyer, Norman Foster e Santiago Calatrava. Il premio, assegnato oggi, riconosce: «il lavoro scientifico, tecnico, culturale, sociale e umano realizzato per singoli, istituzioni, gruppi di persone o di enti in ambito internazionale», e si concede a coloro «il cui operato nella cinematografia, nel teatro, nella danza, nella musica, nella fotografia, nella pittura, nella scultura, nell’architettura o in altre manifestazioni artistiche costituisce un apporto rilevante al patrimonio culturale dell’umanità».</summary>
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        <title>&quot;L’urbanistica che cambia. Rischi e valori”</title>
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        <published>2012-05-09T08:45:40+01:00</published>
        <updated>2012-05-09T08:45:40+01:00</updated>
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            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>Per due giorni la Facoltà di Architettura ospiterà la quindicesima conferenza della Società italiana degli urbanisti, annuale incontro che per il 2012 si pone l’obiettivo di analizzare i cambiamenti destinati a interessare sempre più profondamente l’urbanistica italiana.Riconosciuta l’evoluzione degli scenari urbani e territoriali alle cui esigenze e aspirazioni la disciplina urbanistica è chiamata a rispondere, emerge prepotente la necessità di una revisione critica dei concetti a fondamento del suo agire, dei valori-guida di piani e progetti troppo spesso, ancora, incapaci di affrontare in tutta la loro complessità le problematiche della città contemporanea. Per sollevare l’urbanistica dalla “crisi di legittimità” che la degrada a sterile pratica burocratica si propongono nuovi approcci, scaturiti da tematiche quali la sostenibilità, il raggiungimento di coesione sociale senza la perdita del carattere multiculturale delle città, la crisi del welfare per i tagli ai fondi pubblici (che implica il contenimento degli sprechi), la sicurezza e la semplificazione dei procedimenti per una migliore collaborazione fra enti pubblici e cittadinanza.Attraverso incontri plenari e atelier, la conferenza discute alcune soluzioni per aggiornare la modalità d’impostazione del piano e del progetto, senza dimenticare alcuni propositi già storicamente perseguiti dall’urbanistica (qualità del paesaggio, governo ecologico della città e risparmio di risorse).Particolarmente interessanti sono alcuni degli atelier, i cui argomenti spaziano dalla valutazione dell’impatto ambientale dei piani all’ampliamento dell’accessibilità dei servizi, passando per il delicato confronto fra limitazione del consumo del suolo e sottoutilizzo del patrimonio edilizio esistente. Immancabile, infine, un approfondimento sulla complessità del progetto di ricostruzione per il sisma abruzzese dell’aprile 2009, inserito in una più ampia strategia di sviluppo territoriale.Info su siu.bedita.net/x-conferenza-2012.</summary>
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        <title>Verona «centro del sostenibile» con Solarexpo e Greenbuilding</title>
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        <published>2012-05-08T12:21:27+01:00</published>
        <updated>2012-05-08T12:21:27+01:00</updated>
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            <name>Chiara B. Molinaro</name>
        </author>
        <summary>Con lo slogan «Nuove sfide, Nuove energie» aprono domani in parallelo alla Fiera di Verona (per protrarsi fino all’11 maggio) Solarexpo e Greenbuilding, due mostre-convegno che a livello internazionale offrono un’importante e completa vetrina sulle tematiche connesse alle energie rinnovabili.Il programma della XIII edizione di Solarexpo, in particolare, si apre nel pomeriggio di mercoledì con uno sguardo alla situazione italiana nel campo dell’efficienza energetica, andando ad approfondire le problematiche connesse al varo degli attesi decreti sui nuovi regimi d’incentivazione delle rinnovabili e ad analizzare le politiche energetiche al 2020 per la transizione verso una green energy che sempre di più si qualifica come uno dei possibili campi di ripresa economica. Altra tematica centrale sarà la formazione dei professionisti del solare, i quali devono misurare le loro installazioni con i parametri di sicurezza, prevenzione, manutenibilità e qualità prestazionale. Infine, non mancheranno le occasioni per progettisti e operatori del settore di conoscere le ultime innovazioni tecnologiche e novità normative.Alla sua sesta edizione, Greenbuilding si conferma vetrina per eccellenza della promozione di tecnologie e prodotti per la nuova architettura «green» nonché importante possibilità d’incontro fra operatori e mercato. I numerosi seminari toccano tutti i campi fondamentali relativi alla progettazione architettonica sostenibile: riqualificazione energetica del costruito, urban greening, sostenibilità nel ciclo dell’acqua nella costruzione e, soprattutto, efficienza energetica a livello impiantistico e nell’involucro edilizio.Da segnalare, la presentazione di casi-studio di particolare rilevanza internazionale nell’integrazione con la tecnologia solare (Solarch, a cavallo fra le due mostre) e gli Instant Show, focus tecnologici-normativi di approfondimento delle tematiche emerse nei convegni che coinvolgono direttamente le associazioni e le aziende di settore.Per maggiori informazioni su orari e costo d’ingresso: www.greenbuildingexpo.eu o www.solarexpo.com</summary>
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        <title>Conclusa l'edizione 2012 dei Wienerberger Brick Awards</title>
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        <published>2012-05-08T12:27:54+01:00</published>
        <updated>2012-05-08T12:27:54+01:00</updated>
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            <name>Laura Milan</name>
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        <summary>Vienna. Il Mapungubwe Interpretation Centre (Sudafrica) di Peter Rich, la centrale elettrica del parco olimpico di Londra 2012 degli scozzesi Nord Architecture, la casa di riposo per anziani ad Alcácer do Sal (Portogallo) di Francisco e Manuel Aires Mateus, la trasformazione di una vecchia fornace a Čachtice (Repubblica Slovacca) nel proprio studio, ideata dallo slovacco Pavol Panák e la «Rabbit Hole», letteralmente «tana del coniglio», abitazione monofamiliare a Gaasbeek (Belgio) progettata da Bart Lens (Lens°Ass Architects). Sono i premi annunciati il 4 maggio durante la serata di gala organizzata nella suggestiva sala delle feste del palazzo del Comune di Vienna, conclusione dell’edizione 2012, la quinta, dei Wienerberger Brick Awards.Promossi dalla multinazionale austriaca leader nella produzione di laterizi, ogni due anni premiano l’eccellenza fra le architetture mondiali che fanno dell’uso del laterizio uno dei principali elementi distintivi. Il lungo processo di selezione (è stato già avviato il prossimo, per il 2014), che in ogni edizione ha il suo punto di partenza in una rete di advisor locali (critici e giornalisti specializzati), per l’edizione 2012 ha portato alla fase finale 50 realizzazioni (pubblicate all’interno del libro Brick ‘12, edito da Callwey), poi valutate da una giuria composta da Plamen Bratkov (Bulgaria), Rudolf Finsterwalder (Germania, premiato nella precedente edizione con il suo Museo dell’architettura per la Fondazione dell’isola di Hombroich), Hrvoje Hrabak (Croazia), John Foldbjerg Lassen (Danimarca) e Zhang Lei (Cina). Provenienti da 28 paesi, la maggior parte è europea (con l’osservazione sulle troppo poche segnalazioni provenienti dal Regno Unito), con presenze da Australia, Brasile, Cina, India, Giappone, Ruanda e Sudafrica. Tra questi, cinque gli italiani: il pluripubblicato recupero di ex padiglioni industriali all’interno della Best Urban Practices Area all’Expo di Shanghai del cosentino Mario Occhiuto, il Museo Benozzo Gozzoli a Castelfiorentino (Firenze) del pistoiese Massimo Mariani, l’attento ripristino dell’ex fornace Morandi (Padova) del padovano Bruno Stocco, e il recupero di un edificio d’inizio Novecento nel centro storico di Milano di Filippo Taidelli (classe 1972), già premiato a ottobre come migliore recupero nella terza edizione della «Rassegna lombarda di architettura under 40. Nuove proposte di architettura» (nella giuria, anche Manuel Aires Mateus), e i vicentini Traverso-Vighy Architetti con il progetto per gli spazi commerciali dell'aeroporto di Palermo.Fra le categorie in gara, cinque con un vincitore generale, si è imposta l’opera del sudafricano Rich. Conclusa nel 2009 (e subito premiata al secondo World Architecture Festival di Barcellona, cfr. «Il Giornale dell’Architettura» n. 79, dicembre 2009), è frutto della collaborazione con Michael Ramage (cui si deve il recupero della tecnica costruttiva locale che ha permesso di realizzare le volte di copertura dei piccoli padiglioni, elemento caratteristico sorretto da una struttura in mattoni e ricoperto da frammenti di pietra locale) e John Ochsendorf. Si è imposta anche come «Special solution with Brick» e accoglie i visitatori del parco nazionale di Mapungubwe, a cavallo tra Sudafrica, Botswana e Zimbabwe. Il «Residential Building», dei fratelli Aires Mateus, cela invece i suoi laterizi (con cui sono realizzate le doppie pareti con intercapedine che isolano la struttura) e viene premiato anche per il suo valore plastico e il rispetto della tradizione costruttiva locale. Dal bianco quasi abbagliante del Portogallo, il «Non-residential Building» porta al grigio, molto londinese, della monolitica centrale elettrica di Nord, che ben mostra i suoi mattoni, posati sulle sue facciate secondo differenti trame. Di piccole dimensioni, il «Residential Building», completato nel 2010, interviene su una casa abbandonata nella campagna belga rivestita di mattoni rossi recuperando un’abitazione e uno studio veterinario e realizza, attraverso i laterizi, l’elemento che, stringendosi verso l’interno, unisce due distinte parti del complesso. Di dimensioni ancora più piccole è infine il recupero premiato come «Conversion» che, nella sua indubbia originalità, riutilizza l’unico segno della volta a botte di un vecchio forno ricavando al suo interno gli spazi, minimi, di uno studio per il suo progettista nel fine settimana. L’appuntamento è fissato al 2014.</summary>
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        <title>Biennale Architettura: Luca Zevi nominato curatore del Padiglione Italia  </title>
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        <published>2012-05-03T18:52:46+01:00</published>
        <updated>2012-05-03T18:52:46+01:00</updated>
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        <author>
            <name>Luca Gibello a nome della redazione de &quot;Il Giornale dell'Architettura&quot;</name>
        </author>
        <summary>Di seguito pubblichiamo integralmente  (tanto si fa piuttosto in fretta) il comunicato stampa emesso poche ore fa dal  Mibac. Molti gli interrogativi che lasciano sempre più perplessi circa la  gestione delle politiche culturali in Italia. Perchè non aver reso nota una  procedura di selezione di per sè virtuosa? Perchè continuare a mantenere il  riserbo circa i nomi delle altre nove personalità? Perchè aver tergiversato  tanto a lungo nella nomina? Perchè non rendere pubblici i progetti di candidatura? Chi, in seno al Mibac, ha giudicato le candidature? In un paese normale l'affidatario di un così  importante e prestigioso incarico dovrebbe essere annunciato in conclusione  della mostra precedente, in modo che abbia tutto il tempo di lavorare:  d'altronde la Biennale si chiama tale e non &quot;Quadrimestrale&quot;. Comunque il  ministro Ornaghi è convinto che Zevi ci farà ben figurare. Al curatore vanno i  migliori inboccallupo del nostro Giornale, perchè crediamo che ne avrà bisogno.  Comunque, per coloro che volessero avere maggiori delucidazioni, rivolgersi all'Ufficio stampa del Mibac...Il Ministero per i  Beni e le Attività Culturali rende noto che, a seguito delle idee progettuali  presentate da dieci personalità del mondo dell’architettura contemporanea e  della loro attenta valutazione comparativa, l’incarico di curare il Padiglione  Italia della XIII edizione della Mostra Internazionale d’Architettura  organizzata dalla Fondazione la Biennale di Venezia sarà affidato all’architetto Luca  Zevi.Il Ministro, Prof.  Lorenzo Ornaghi, esprimendo vivo compiacimento per l’alta qualità della maggior  parte delle proposte progettuali, si è dichiarato assai soddisfatto della scelta  e convinto che Luca  Zevi rappresenterà in modo innovativo e significativo il tema  dell’architettura italiana contemporanea in rapporto allo sviluppo, alla  sostenibilità ambientale e al rispetto del  territorio.Nei prossimi giorni si  terrà una conferenza stampa nella quale il curatore incaricato illustrerà il suo  progetto.Ecco invece l'intervista rilasciata dal neocuratore all'Ansa:«Un riconoscimento che credo vada a me, ma anche a 53 anni di attività ininterrotta dell’Istituto Nazionale di Architettura». Il neo curatore del Padiglione Italia della Biennale Luca Zevi, 62 anni, presidente della sezione laziale dell’Inarch, commenta cosi’ in una conversazione con l’Ansa l’incarico appena ricevuto dal ministero dei beni culturali. Il suo progetto per Venezia e’ stato preferito a quello di altri nove professionisti, ( si erano fatti i nomi di Fulvio Irace, lo studio Moschini, lo studio Ferlenga, Margherita Petranzan) ha avuto il plauso del ministro Ornaghi, che ha tenuto a sottolineare di essere ”molto soddisfatto della scelta”. Lui risponde gentilissimo e spiega: «Credo che la mia sia una proposta aderente alla fase che stiamo vivendo». In uno scarno comunicato arrivato a fine giornata dopo le polemiche rilanciate anche oggi dalla stampa per il ritardo con il quale si stava provvedendo alla nomina, Ornaghi aveva anticipato che Zevi «rappresenterà in modo innovativo e significativo il tema dell’architettura italiana contemporanea in rapporto allo sviluppo, alla sostenibilità ambientale e al rispetto del territorio», rinviando le spiegazioni ad una prossima conferenza stampa. Zevi racconta qualcosa di più: «L’idea e’ di affrontare i problemi del tempo che stiamo attraversando- dice- non facendo si’ che l’architettura venga soffocata dal momento, ma certamente facendo in modo che l’architettura faccia i conti con il momento». Guardare ai problemi anche per trovare delle soluzioni e immaginare un percorso di rilancio del Paese, aggiunge. Un rilancio che per Zevi ha le sue radici in esperienze come quella di Adriano Olivetti, che proprio per questo, dice, «abbiamo deciso di prendere a paradigma di un modo di affrontare i problemi fortemente legato alla tradizione del territorio italiano». Attenzione sul Made in Italy, dunque, «con l’idea di illustrare seppure in una maniera frammentaria i grandi produttori italiani». Perchè molti di quelli che hanno dato prestigio al Paese, nota l’architetto romano, «hanno esteso la qualità e l’eccellenza dei loro prodotti anche alle sedi delle loro industrie». Dal caso paradigma di Olivetti a tante altre eccellenze italiane, grandi aziende come Ferrari, Benetton, Guzzini, Prada «ma anche tante altre più piccole e meno conosciute in cui anche spazialmente viene presentata la qualità italiana».Non solo. Altro impegno del Padiglione firmato da Zevi, sarà quello di «affrontare in anticipo le tematiche annunciate per l’Expo di Milano 2015 con il tema di politiche urbanistiche che prendano atto che un ciclo e’ trascorso e che per aver una nuova crescita oggi ci vuole una maggiore sostenibilità e una minore occupazione di suolo, una trasformazione delle nostre città in nome della complessità». Obiettivo, illustrare quello che si fa ma anche dare degli indirizzi, portando in mostra ”il pulviscolo di esperienze che ci sono in giro, quelle degli architetti ma anche quelle dei cittadini, l’esperienza degli orti in città, l’occupazione virtuosa di spazi pubblici”. Di certo un programma ambizioso, anche tenendo conto del tempo a disposizione, che e’ oggettivamente poco ( la biennale apre i battenti il 25 agosto). Zevi,progettista fra l’altro del nuovo museo della Shoah a Roma, è contento e modesto «vediamo come andrà, è una bella sfida». http://www.blitzquotidiano.it/arte/biennale-neo-curatore-pad-italia-zevi-raccontero-architettura-nel-suo-tempo-1216241/</summary>
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        <title>Med in Italy va in tv e cerca fondi</title>
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        <published>2012-05-03T10:44:45+01:00</published>
        <updated>2012-05-03T10:44:45+01:00</updated>
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        <summary>Med in Italy è la scommessa italiana per un prototipo di casa sostenibile  ad alta efficienza energetica selezionato tra i venti in concorso al Solar  Decathlon Europe 2012. Il progetto, curato e realizzato da studenti, è in corso di  sviluppo da parte un gruppo di università e aziende coordinato dalla Università Roma  Tre. La casa sarà visitabile al pubblico dal 15 al 30 settembre a Madrid, insieme alle altre 19 progettate da altrettanti team  internazionali, nella fase finale del concorso che vedrà l'allestimento di un &quot;villaggio solare&quot;  alimentato da Smart Grid elettriche. Il progetto sarà presentato sabato 5 maggio durante  la trasmissione Ambiente Italia, su Rai Tre. Durante la  trasmissione sarà reso pubblico l'appello per la raccolta fondi al fine di sostenere il progetto che sperimenta il sistema di crowd-funding (finanziamento  &quot;di rete&quot;) attraverso il portale italiano eppela, che intende promuovere  in Italia la teoria dei micro-pagamenti, sperimentata con  successo all'estero in diverse occasioni, non ultima la campagna presidenziale  statunitense per Obama. E' possibile quindi contribuire con micro  donazioni al link www.eppela.com/ita/projects/185/med-in-italy-la-casa-100-sostenibile</summary>
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        <title>Presentata a Roma la Biennale di Chipperfield</title>
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        <published>2012-05-03T08:27:33+01:00</published>
        <updated>2012-05-03T08:27:33+01:00</updated>
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        <summary>Sarà aperta al pubblico da mercoledì 29 agosto adomenica 25 novembre 2012, ai Giardini della Biennale e all’Arsenale, la 13. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Common Ground, diretta da David Chipperfield e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta daPaolo Baratta. La vernice avrà luogo nei giorni 27 e 28 agosto, la cerimonia di premiazione e di inaugurazione si svolgerà mercoledì 29 agosto 2012.  La Mostra sarà affiancata, come di consueto, negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, da 55 Partecipazioni nazionali. Le nazioni presenti per la prima volta saranno 5: Angola, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Perù e Turchia. Il Padiglione Italiaall’Arsenale è organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la PaBAAC - Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee. Gli Eventi collaterali ufficiali della 13. Mostra Internazionale di Architettura saranno proposti da enti e istituzioni internazionali che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative in vari luoghi della città. Common Ground formerà un unico percorso espositivo dal Padiglione Centrale ai Giardini all’Arsenale: David Chipperfield presenterà una Mostra con 58 progetti realizzati da architetti, fotografi, artisti, critici e studiosi. Molti di loro hanno risposto al suo invito presentando proposte originali e installazioni create espressamente per questa Biennale e coinvolgendo nel proprio progetto altri colleghi con i quali condividono un Common Ground. I nominativi presenti sono in totale 103. «La Biennale ha incontrato quest’anno David Chipperfield» – dichiara il Presidente Paolo Baratta - «consapevole del fatto che si tratta di una personalità che coltiva una visione molto intensa dell’architettura come prassi. Ci è parso importante uno sguardo all’architettura proiettato all’interno della stessa disciplina, che sappia evidenziare l’intenso dialogo tra gli architetti della generazione presente e passata, e i loro punti di riferimento. Un passaggio utile per riflettere e rappresentare l’architettura focalizzando su di essa la nostra attenzione, rispetto ad altre visioni che la considerano quasi un capitolo di altre discipline.»«Il tema centrale di questa Biennale 2012» – spiega il Direttore David Chipperfield – «è ciò che abbiamo in comune. L’ambizione di Common Ground è soprattutto quella di riaffermare l’esistenza di una cultura architettonica costituita non solo da singoli talenti, ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti riunite in una storia comune, in ambizioni comuni, in contesti e ideali collettivi. Siamo partiti dal desiderio di enfatizzare idee condivise al di là della creazione individuale, e ci siamo resi conto che questo ci imponeva di attivare dialoghi piuttosto che selezionare singoli partecipanti. Abbiamo iniziato chiedendo a un gruppo limitato di architetti di sviluppare idee che portassero a ulteriori richieste di partecipazione: a ciascuno abbiamo richiesto diproporre un progetto insieme a un dialogo che rispondesse al tema e mostrasse l'architettura nel suo contesto di influssi e di affinità, di storia e di lingua, di città e cultura. La lista finale dei partecipanti rappresenta una ricca cultura della differenza, piuttosto che una selezione di posizioni definite e dichiarate. Vogliamo dare risalto al terreno comune condiviso dalla professione, nonostante l'apparente diversificazione nell’attuale produzione architettonica. La condivisione delle differenze è essenziale all'idea di una cultura architettonica.» «Il ruolo dell’architetto» – chiarisce Chipperfield - «è, nel migliore dei casi, adempienza critica. Gli architetti possono operare solo attraverso la procedura che conferisce loro l’incarico e che ne regola l’attività. Le nostre idee sono vincolate e convalidate dalla reazione della società. Questa relazione non è soltanto concreta ma riguarda il profondo significato del nostro lavoro. Nel crescente e complesso confronto tra le motivazioni commerciali dello sviluppo e il nostro continuo desiderio di un ambiente a misura d’uomo, sembra ci sia poco dialogo. Se l’architettura deve rappresentare qualcosa di più rispetto ai momenti privilegiati ed eccezionali del nostro mondo costruito, dobbiamo attivare una collaborazione di talenti e di risorse più impegnata.Common Ground invita a riflettere su come poter meglio indirizzare queste intuizioni condivise, queste preoccupazioni e aspettative.» «L’architettura è per noi l’arte dell’organizzazione dello spazio che condividiamo» – afferma il Presidente Baratta - «e l’espressione Common Ground a questo concetto direttamente ci riconduce. L’architettura è lo strumento per realizzare quella res publica che è luogo dei singoli che appartiene a tutti, essa è l’Artemide che metamorfizza la proprietà privata in bene pubblico. Nelle conversazioni con Chipperfield mi è parso di cogliere una preoccupazione:un desiderio di tornare a ricomporre l’identità dell’architetto di fronte all’uso spesso scomposto e deformato che si è fatto della sua arte, pur con la sua complicità, e per contro all’altrettanto diffuso uso mediocre e utilitaristico della non architettura.»«Parlare dell’architettura e della sua complessità, delle domande cui cerca di rispondere» – conclude il Presidente Baratta - «può essere utile per tutti, anche e soprattutto per la indispensabile sensibilità e, perché no, per quella più qualificata cultura della committenza senza la quale si rischia di perdere il senso delle cose, della storia e delle vere necessità.»Per il terzo anno consecutivo, e dopo il successo delle edizioni precedenti, la Biennale ripropone anche per la 13. Mostra il progetto dedicato alle Università denominato Biennale Sessions. Rivolto a Università, Accademie di Belle Arti, istituzioni di ricerca e formazione nel settore dell’architettura, delle arti visive e nei campi affini, Biennale Sessions ha l’obiettivo di favorire la visita della mostra per gruppi di almeno 50 studenti e docenti che saranno assistiti nell’organizzazione del viaggio e nel soggiorno. Essi potranno organizzare seminari in uno spazio messo a disposizione gratuitamente dalla Biennale. Ad oggi hanno già firmato il protocollo d’intesa 36 istituzioni internazionali.  Conversazioni sull’architettura Inoltre, la Biennale organizzerà un programma di Conversazioni sull’architettura,incontri dedicati a temi, scenari e architetti particolari, previsti nei mesi di ottobre e novembre.  Come spiega il Presidente Baratta, «lo scopo di queste due iniziative, Biennale Sessions e le Conversazioni sull’Architettura, è di confermare il ruolo della Biennale di Venezia quale istituzione aperta alla conoscenza e allo spirito di ricerca».  Anche per il 2012 è prevista l’attività Educational che si rivolge a singoli e gruppi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, delle università e scuole di architettura, professionisti, aziende, esperti, appassionati e famiglie. Le iniziative, condotte da operatori selezionati e formati dalla Biennale di Venezia, mirano ad un coinvolgimento attivo dei partecipanti e si suddividono in Percorsi Guidati e Attività di Laboratorio.  La cerimonia di inaugurazione e di premiazione della 13. Mostra avrà luogo mercoledì 29 agosto ai Giardini, con la consegna dei premi ufficiali assegnati dalla giuria internazionale.  In occasione della 13. Mostra, saranno banditi due concorsi online attraverso il sito relazionale www.labiennalechannel.org, ovvero: COMMON GROUND | Fotografia: la miglior foto della Mostra (concorso aperto esclusivamente ai fotografi accreditati) COMMON GROUND | Saggio: il miglior testo critico sulla Mostra.La 13. Mostra Internazionale di Architettura è realizzata anche con il sostegno di  Foscarini, Vela-Hello Venezia, Golden Goose Deluxe Brand, EGI - Gruppo Poste Italiane, Moroso, Volume, Ferrovie dello Stato Italiane, Charta e Best Union Company.FONTE: http://www.labiennale.org/it/architettura/news/02-05.html</summary>
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        <title>Al via la quinta edizione del Premio internazionale Ischia di architettura</title>
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        <published>2012-05-01T14:18:43+01:00</published>
        <updated>2012-05-01T14:18:43+01:00</updated>
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        <summary>Organizzato dall’associazione PIDA in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Napoli, il PIDA giunge alla V edizione e amplia il proprio raggio di azione rimuovendo i limiti geografici, presenti nelle scorse edizioni, del concorso sugli alberghi e spa più belle del mondo. Per la prima volta il concorso prevede anche una sezione “Concept” dedicata ai progetti. Il bando è consultabile sul sito www.pida.it. Entro il 29 giugno dovranno pervenire gli elaborati dei partecipanti, mentre la giuria sarà resa nota entro il 7 luglio. Dal 16 al 21 luglio le giornate in cui si svolgeranno gli incontri, il workshop e le conferenze, il cui programma completo sarà disponibile dal 15 giugno.</summary>
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        <title>Genova: solo idee per via Venti Settembre</title>
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        <published>2012-04-30T15:00:27+01:00</published>
        <updated>2012-04-30T15:00:27+01:00</updated>
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            <name>Maicol De Palo</name>
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        <summary>Sono stati proclamati i vincitori del concorso di idee bandito dal Comune per la riqualificazione e valorizzazione di via XX Settembre.Al primo posto si è classificato il gruppo guidato dai genovesi Obr con un progetto equilibrato, che trasforma la via dello struscio per eccellenza da zona di passaggio a zona di sosta, favorendo la socializzazione con l'inserimento di nuove polarità in corrispondenza degli assi viari trasversali, collegati da un giardino lineare.Al secondo e terzo posto due studi portoghesi: Santana, De Castro e Proap Estudos. Interessanti le soluzioni ideate per risolvere la separazione tra zona pedonale, costituita da porticati, e quella carrabile da convertire anch'essa in pedonale: nodo fondamentale da districare nella conversione di un grande corso urbano come quello genovese, nato per contenere il traffico in continuo aumento tra Otto e Novecento.Purtroppo sembra che a Genova manchi la progettualità per compiere il processo di riqualificazione di cui la città abbisogna e nel quale andrebbe inserita tale trasformazione. Ci si limita così a discutere di «idee vuote», seppur di valore, in quanto latita la volontà di realizzarle. Fanno parte del gruppo vincitore Margherita Del Grosso (architettura), Openfabric Francesco Garofalo (paesaggio), Marco Manzitti (marketing urbano), Buro Happold Limited (strategie energetico-ambientali), D’Appolonia Spa (infrastruttura), Doro Dietz (visualizzazione).</summary>
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        <title>Biennale di Venezia: anche una lettera dei consiglieri dell'Ordine di Firenze</title>
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        <published>2012-04-27T09:42:16+01:00</published>
        <updated>2012-04-27T09:42:16+01:00</updated>
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        <summary>A quattro mesi dall’inaugurazione della Biennale dell’Architettura di Venezia l’Italia, paese organizzatore dell’evento, non ha ancora scelto chi curerà il suo padiglione.Come Atene per le Olimpiadi, Venezia ha fatto da apripista e si è inventata una mostra di architettura internazionale con una cadenza «Biennale» - parola ormai entrata nel lessico di tutte le lingue del mondo - che è ancora oggi il più importante evento legato all’architettura in Italia.Ad oggi molte altre città, come Rotterdam, Pechino e Mosca, hanno una mostra periodica di architettura. Superando l’esempio italiano, hanno ben imparato che attraverso l’organizzazione di eventi di architettura capaci di esibire al grande pubblico i cambiamenti e le trasformazioni delle città, non solo si possono tradurre alla collettività le questioni legate ai grandi temi delle mutazioni urbane, ma si riescono a generare veri e propri meccanismi di rilancio e riqualificazione delle città.Il metodo delle Biennali di architettura certamente stimola nuove energie e crea nuovi obiettivi per gli architetti e gli addetti ai lavori, ma può essere anche un motore di trasformazione per un intero sistema-paese.Ecco perché la Mostra internazionale dell’Architettura di Venezia è quel grande palcoscenico internazionale che ha fatto da modello a innumerevoli altri eventi nel mondo.È evidente che paesi come Cina e Russia hanno scelto di adottare questa formula perché hanno territori e città in rapida trasformazione: le Biennali in questa fase sono una guida per una politica della programmazione, suggeriscono nuovi investimenti, creano e amplificano il lavoro di svariati settori di produzione industriale e artigianale.Queste mostre infatti richiamano a presentare l’architettura quale espressione dei cambiamenti in atto nel proprio Paese, come rilancio ai problemi economici e soluzione ai problemi sociali. È per questo che vengono cercati e esposti i migliori architetti, le migliori opere, i migliori pensieri e le migliori ricerche.E allora ci domandiamo: perché la politica italiana non riesce a sfruttare il grande potenziale che offre un evento come la Biennale dell’Architettura di Venezia?Il disinteresse nei confronti della Biennale, la scarsa valutazione del suo potenziale, rappresenta uno specchio del disinteresse generale tipico del nostro Paese nei confronti dell’architettura.Siamo certi cha da qui a poco il Ministero nominerà il curatore ufficiale, ma il metodo - ahinoi tipicamente italiano - della nomina all’ultimo minuto, dettato dall’emergenza e dall’urgenza, porterà a un lavoro più difficile, faticoso, non programmato (un po’ il riassunto e la summa delle difficoltà di chi di architettura si occupa ogni giorno in Italia!).L’unica speranza è che chiunque curerà il padiglione non faccia errori perché non ci sono margini di tempo per correggere il tiro. Come si dice nel cinema, speriamo che sia buona la prima.(Fonte: Ufficio Stampa Ordine Architetti Firenze)</summary>
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        <title>Così sarà il nuovo SAIE </title>
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        <published>2012-04-26T15:24:39+01:00</published>
        <updated>2012-04-26T15:24:39+01:00</updated>
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            <name>Paola Bianco</name>
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        <summary>Ricostruiamo l’Italia - Un nuovo SAIE per un nuovo costruire è lo slogan scelto per l’edizione 2012 della fiera, in programma a Bologna dal 18 al 21 ottobre (estensione alla giornata di domenica fortemente voluta dagli espositori).
Il “nuovo Saie” è stato presentato in conferenza stampa da Duccio Campagnoli, Presidente BolognaFiere, con l’intervento dei collaboratori scelti per quest’anno: Roberto Di Vincenzo, coordinatore del Salone della Ricostruzione dell’Aquila, Norbert Lantschner, esperto di sostenibilità nelle costruzioni e fondatore di Casaclima, Oscar Buonamano, coordinatore del progetto “Made in Italy nelle costruzioni”, e del nuovo Project Manager Luana Patricelli.
“Made in Italy nelle costruzioni” è uno spazio-mostra che metterà in scena i migliori studi di progettazione italiana, con le loro architetture realizzate grazie sia all’ingegno dei progettisti che alla maestria delle aziende che accompagnano il processo creativo e costruttivo. Un percorso anche tra esempi storici in cui l’ingegneria si “scioglie” nell’architettura, superando la tecnologia fine a se stessa.
Tre macro-aree contraddistingueranno la quarantottesima edizione del SAIE: l’area del Green Habitat, curata da Lantschner e dedicata al risparmio energetico, sostenibilità ed energia, nonché all’urban design, con uno spazio per lo sport e la riqualificazione urbana; la tradizionale grande area dedicata al Cantiere&amp;amp;Tecnologia, da sempre presente al Saie; infine, la sezione Progetto&amp;amp;Software, dedicata agli strumenti di misura, ai software e alle tecnologie per aiutare progettisti e imprese in tutti gli ambiti dell’edilizia.
I Focus saranno invece su “Innovazione” e “Tecnologie per Ingegneria, Ambiente e Territorio”.
Ritornerà il concorso internazionale SAIEselection, giunto alla quarta edizione e riservato agli studenti e ai progettisti under 40 intitolato Riqualificare, Rigenerare e Valorizzare l’ambiente costruito – Soluzioni innovative sostenibili.
Collegato al tema dell’efficienza energetica anche il 30° Convegno Nazionale AICARR “Oltre la certificazione energetica: progettazione e gestione del sistema edificio impianto per ottimizzare il comfort e i consumi energetici reali”, ospitato negli spazi della fiera.
Problematica, come nella passata edizione, la contemporaneità con il milanese MADE, cui il SAIE è costretto anche quest’anno per problemi di calendario di Bolognafiere. La polemica, dichiara il Presidente Campagnoli, con il MADE è conclusa, dopo i recenti indennizzi che la magistratura ha attribuito a Bologna nella controversia con la fiera “gemella” di Milano.
A fronte della crisi del settore, SAIE risponde con un’edizione improntata alla sobrietà (minori saranno le richieste economiche alle aziende partecipanti); al momento si registra una buona partenza con già più di 1/3 degli stand prenotati.
 

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